Roma, 4 Febbraio 2026 – In poco più di dieci giorni, la campagna di iniziativa popolare “5 euro contro il fumo” ha già raccolto 18 mila firme, pari al 35% delle 50 mila necessarie per poter essere depositata in Parlamento. L’iniziativa mira ad aumentare di 5 euro il prezzo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, con un duplice obiettivo: rafforzare la prevenzione oncologica e reperire nuove risorse per il Servizio sanitario nazionale.
Promossa da Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), Fondazione Airc, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom, la campagna è la prima del genere mai realizzata in Italia. Tutti i cittadini maggiorenni possono firmare sulla piattaforma del Ministero della Giustizia, autenticandosi con Spid, Cie o Cns.
Prevenire il cancro investendo sulla salute
Ogni anno in Italia il fumo provoca circa 105 mila casi di cancro, pari al 27% del totale. Più del 40% dei decessi oncologici è legato a fattori di rischio modificabili come fumo, alcol, dieta scorretta, sovrappeso e sedentarietà. Nel 2023, l’Italia ha destinato solo il 4,6% della spesa sanitaria alla prevenzione, contro il 5,6% del Regno Unito e il 5,2% dell’Olanda.
Il presidente Aiom, Massimo Di Maio, spiega che l’iniziativa è coerente con la Giornata mondiale contro il cancro, celebrata oggi in tutto il Mondo: «La campagna è nata per informare sui fattori di rischio e promuovere la salute. Abbiamo già ottenuto migliaia di adesioni, ma serve un ulteriore sforzo per raggiungere le 50 mila firme».
Nel 2024, la spesa pubblica per i farmaci anti–cancro ha raggiunto 5,4 miliardi di euro, in crescita del 13,8% rispetto al 2023. Secondo le stime, nel 2026 la mortalità oncologica calerà del 17,3% tra gli uomini e dell’8,2% tra le donne, risultati migliori della media europea.
Cure innovative e carenza di personale
Il progresso terapeutico, grazie a immunoterapia e anticorpi farmaco–coniugati, aumenta la sopravvivenza ma pone sfide di sostenibilità per il sistema sanitario. Dal 2013 al 2023 sono stati tagliati 1.091 posti letto oncologici pubblici e il 30% dei centri manca dell’assistenza domiciliare. Secondo Di Maio, «servono più medici e infermieri, oltre a reti oncologiche regionali attive in tutto il Paese».
In Italia, il 63% delle donne e il 54% degli uomini vivono oltre cinque anni dalla diagnosi. Ma per mantenere questi progressi è necessario proteggere anche chi cura: molti oncologi soffrono di burnout, mentre i caregiver familiari, circa 7 milioni, svolgono un ruolo fondamentale nel percorso di assistenza.
Il World Cancer Day 2026, dedicato al tema “United by Unique“, richiama l’attenzione sull’unicità di ogni paziente e la necessità di un approccio globale alla cura, che comprenda anche il benessere mentale e sociale delle persone colpite da cancro.