Bruxelles, 31 Gennaio 2026 – Durante una riunione della Commissione per la cooperazione tecnico–militare con l’estero, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che nel 2025 la Russia ha fornito prodotti militari a oltre trenta Paesi, con introiti in valuta estera superiori a 15 miliardi di dollari. Nonostante le crescenti pressioni dei partner occidentali, Mosca continua a rispettare la maggior parte dei contratti di esportazione militare, sostenendo di aver consolidato un ampio portafoglio di nuovi ordini.
Putin ha sottolineato che nel 2026 il volume delle esportazioni militari russe dovrebbe «aumentare significativamente» e che la Federazione sta ampliando la cooperazione tecnico-militare con 14 Stati, in particolare con diversi Paesi africani, considerati centrali per le future partnership di Mosca nel settore difensivo.
Crescita del comparto militare russo nonostante le sanzioni
Secondo l’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (Sipri), la Russia nel 2020 aveva esportato equipaggiamenti militari per circa 13 miliardi di dollari, classificandosi come secondo esportatore di armi al Mondo dopo gli Stati Uniti. Tra i principali clienti figuravano India, Cina, Egitto e Algeria.
Negli ultimi anni, tuttavia, la Francia ha superato la Russia, collocandosi al secondo posto per volume globale di esportazioni di armi nel periodo 2020-2024.
Come evidenziato da Diego Lopez da Silva, ricercatore senior del Sipri, «l’industria russa degli armamenti, contrariamente alle aspettative, ha mostrato una certa resistenza durante la guerra in Ucraina». Le imprese russe del settore, tra cui Rostec e United Shipbuilding Corporation, hanno addirittura aumentato del 23% le loro entrate combinate nonostante le difficoltà legate alle sanzioni internazionali e alla penuria di componenti.
Bruxelles prepara nuove misure restrittive
Alla luce della persistente capacità produttiva russa, l’Unione europea sta accelerando la preparazione di un nuovo ciclo di misure restrittive. Secondo fonti interne citate da Bloomberg, il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca potrebbe essere approvato il 24 febbraio, data simbolica che coincide con il quarto anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina.
Le nuove restrizioni, ha spiegato l’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas, mirano a colpire aziende e beni legati al complesso militare–industriale russo, con l’obiettivo di limitare la capacità del Cremlino di produrre o riparare armamenti.
A ottobre, con il 19° pacchetto di sanzioni, Bruxelles aveva già esteso le misure a imprenditori, società russe e operatori degli Emirati Arabi Uniti e della Cina coinvolti nella fornitura di beni militari o a doppio uso verso la Russia.
Come ribadito dalla Commissione europea, le sanzioni «impongono costi diretti alla Federazione Russa, indebolendo la capacità industriale ed economica del Cremlino di combattere e mantenere l’apparato bellico nel conflitto ucraino».
Nel frattempo, un nuovo regolamento dell’Unione europea entrato in vigore questa settimana ha inserito la Russia tra i Paesi ad alto rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, segnalando un ulteriore irrigidimento delle misure di controllo sui flussi finanziari con Mosca.