Giappone, ergastolo all’assassino di Shinzo Abe

 

Tokyo, 21 Gennaio 2026 – La sentenza è arrivata: Tetsuya Yamagami, 45 anni, è condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’ex primo ministro del Giappone Shinzo Abe, ucciso nel luglio 2022 durante un comizio elettorale a Nara. Una condanna attesa, ma che non pone fine alle domande e alle inquietudini suscitate in seguito all’assassino, in Paese dove la violenza armata è quasi inesistente.

Dietro il gesto di Yamagami,  non sembra esserci un vero e proprio movente politico ma una storia familiare complessa, segnata da risentimenti e lutti. L’uomo infatti aveva raccontato di aver covato per anni un profondo rancore verso la Chiesa dell’Unificazione, la controversa organizzazione religiosa fondata dal predicatore sudcoreano Sun Myung Moon. Rancore servato anche perché la madre avrebbe fatto delle cospicue donazioni all’organizzazione religiosa lasciando la famiglia in gravi ristrettezze economiche. In seguito la perdita del fratello e il suicidio del padre, portarono Yamagami a un quasi totale isolamento.

Il processo

Il processo per l’omicidio di Shinzo Abe ha ripercorso gli eventi susseguitisi quel giorno del 2022, quando Yamagami, armato di un dispositivo rudimentale costruito in casa, riuscito ad avvicinarsi a Shinzo Abe esplose alcuni colpi cogliendo di sorpresa gli agenti della sicurezza che non riconobbero subito il suono provocato dall’arma fatta in casa. Shinzo Abe, una delle figure più importanti del Giappone con il record di premer più longevo nella storia del Paese, morì poco dopo.

L’uomo condannato oggi all’ergastolo ha ammesso la propria colpevolezza fin dai primi istanti, ma la difesa aveva respinto alcuni capi di imputazione, ritenendo l’uomo vittima di un lavaggio del cervello e un abuso religioso” che lo spinsero a ritenere l’allora primo ministro collegato con la setta. La procura invece riteneva l’assassinio di Shinzo Abe “un crimine senza eguali” e aveva chiesto il massimo della pena (richiesta accettata dal tribunale), anche per via delle ripercussioni che il gesto avrebbe avuto sul tessuto democratico del Giappone.

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