Mashhad, 9 Gennaio 2026 – Le proteste contro il Governo iraniano si sono estese in gran parte del Paese, nonostante il blocco quasi totale di internet e delle comunicazioni internazionali imposto dalle autorità. Migliaia di persone sono scese in strada dopo l’appello dell’ex principe ereditario in esilio Reza Pahlavi, che ha invitato la popolazione a manifestare contro la Repubblica islamica, sfidando il blackout informativo e la repressione delle forze di sicurezza.
Brevi video diffusi online prima dell’oscuramento della rete mostrano manifestanti a Teheran e in altre Città mentre scandiscono slogan contro il regime, tra detriti in fiamme e barricate improvvisate. Secondo l’organizzazione Human Rights Activist, le manifestazioni coinvolgerebbero 46 Città in 21 province.
La risposta del regime e il bilancio delle violenze
La televisione di Stato iraniana ha rotto il silenzio sulle proteste accusando genericamente «agenti terroristi» legati agli Stati Uniti e a Israele di aver appiccato incendi e fomentato la violenza. L’emittente ha parlato di «vittime», senza fornire numeri o dettagli ufficiali.
Secondo la Human Rights Activists News Agency, con sede negli Usa, le violenze legate alle proteste avrebbero già causato almeno 45 morti e oltre 2.200 arresti.
La Commissione europea ha espresso preoccupazione per la situazione. Un portavoce ha dichiarato: «stiamo monitorando la situazione in Iran e i suoi ultimi sviluppi. Siamo preoccupati per la presenza di vittime e feriti e condanniamo l’uso della violenza su proteste pacifiche. Tutte le violenze sui manifestanti sono inaccettabili», esortando Teheran a ripristinare l’accesso a Internet.
Minacce giudiziarie e blackout digitale
Il capo della magistratura iraniana Gholamhossein Mohseni-Ejei ha lanciato un duro avvertimento, affermando che le punizioni per i manifestanti «saranno decisive, massime e senza alcuna clemenza legale», segnalando un’imminente repressione. Intanto, intere aree del Paese sono isolate digitalmente, con connessioni Internet crollate e telefoni cellulari irraggiungibili anche dall’estero.
Secondo l’analista Holly Dagres, citata dall’Associated Press, «internet è stato chiuso per impedire al Mondo di vedere le proteste». Reza Pahlavi ha denunciato il taglio anche delle linee telefoniche terrestri e il possibile disturbo dei segnali satellitari, invitando i leader europei a unirsi agli Usa per «chiamare il regime alle proprie responsabilità».
Alcuni filmati mostrano manifestanti che avrebbero dato fuoco a un ufficio della Islamic Republic of Iran Broadcasting a Isfahan, mentre a Mashhad, seconda ittà del Paese e luogo di nascita della Guida Suprema Ali Khamenei, migliaia di persone avrebbero bloccato un importante viale. A Teheran si vedono veicoli ribaltati e bruciati.
Trump avverte, Khamenei replica
Il presidente statunitense Donald Trump ha lanciato un duro monito: «se reprimeranno di nuovo le manifestazioni, li colpiremo molto duramente», affermando di essere pronto a sostenere la popolazione iraniana. Di segno opposto la replica di Ali Khamenei, che ha invitato Trump a «occuparsi dei problemi del suo Paese», ribadendo che Teheran non cederà di un millimetro sui suoi principi.