Trump e la Groenlandia, tra acquisto e minacce militari

 

Washington, 7 Gennaio 2026 – Donald Trump vorrebbe comprare la Groenlandia, più che invaderla. A confermarlo è stato il segretario di Stato americano Marco Rubio, che durante colloqui a porte chiuse con parlamentari statunitensi ha ribadito le mire della Casa Bianca sul territorio autonomo danese. Allo stesso tempo, Rubio ha ridimensionato il rischio di un intervento militare imminente, ipotesi che ha destato forte preoccupazione sia in Europa sia al Congresso degli Stati Uniti.

Secondo quanto emerso, il presidente Usa punterebbe su una operazione economica e finanziaria per convincere, o costringere, la Danimarca a “vendere l’isola più grande del Mondo. La Groenlandia rappresenta un asset strategico per la sua posizione nell’Artico e per le riserve di minerali critici. Nelle discussioni non è però menzionato un elemento chiave: la netta contrarietà della popolazione groenlandese, che nei sondaggi boccia a larga maggioranza l’ipotesi di passare sotto il controllo statunitense.

Rubio, stando a quanto emerso da fonti presenti ai colloqui, ha minimizzato il ricorso alla forza, cercando di rassicurare gli alleati europei e i legislatori americani. Anche il senatore repubblicano Lindsey Graham, considerato molto vicino a Trump, ha definito le minacce del presidente «tutte in funzione di un negoziato».

Sicurezza nazionale e controllo strategico

Per gli Usa, ha spiegato Graham, annettere la Groenlandia sarebbe fondamentale per avere il pieno controllo del quadro strategico e delle protezioni legali necessarie a rafforzare il territorio e a stazionare personale e aziende americane. Fonti statunitensi ed europee indicano che non risultano al momento preparativi per missioni militari, nonostante il Pentagono abbia già confermato l’esistenza di piani per tutte le eventualità.

La campagna di pressione della Casa Bianca mantiene però aperta l’ipotesi di una conquista bellica, qualora ritenuta necessaria. Portavoce dell’amministrazione hanno ribadito anche nelle ultime ore che il ricorso alle forze armate resta tra le prerogative del presidente e che Trump considera l’annessione della Groenlandia una priorità assoluta per la sicurezza nazionale. In questa direzione si collocano anche le parole dell’influente consigliere Stephen Miller, che ha affermato che «nessuno combatterà gli Stati Uniti per la Groenlandia».

Un interesse storico che torna d’attualità

L’interesse americano per la Groenlandia non è nuovo, ma raramente è apparso così aggressivo e scoperto. Già nel 1946 gli Usa avevano offerto segretamente cento milioni di dollari per l’acquisto dell’isola. Tra il 1941 e il 1945 ne avevano assunto il controllo per sottrarla ai tedeschi, durante l’occupazione della Danimarca da parte di Hitler. Negli anni Cinquanta, infine, un accordo con Copenaghen – che aveva respinto ogni cessione – consentì a Washington l’apertura di una base militare. Oggi, con Trump, quella vecchia ambizione torna al centro della scena geopolitica.

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