Venezuela, Ue divisa sull’intervento Usa e il futuro di Maduro

 

Bruxelles, 5 Gennaio 2025 – L’Unione europea ha invitato alla moderazione e al rispetto del diritto internazionale dopo la caduta del presidente venezuelano Nicolás Maduro, in seguito all’operazione militare statunitense avvenuta nel fine settimana. A esprimere la posizione dell’Ue è stata l’alta rappresentante per gli Affari esteri, Kaja Kallas, in una dichiarazione.

Il documento è sostenuto da 26 dei 27 Paesi membri, con la sola eccezione dell’Ungheria, che non ha aderito al testo comune. Budapest è considerata una stretta alleata del presidente statunitense Donald Trump, che ha definito «brillante» l’operazione militare e ha annunciato che gli Stati Uniti gestiranno il Venezuela ad interim, senza indicare una data di conclusione.

Secondo la dichiarazione, «in ogni circostanza devono essere rispettati i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite». L’Ue ha inoltre esortato «tutti gli attori alla calma e alla moderazione per evitare un’escalation» e ha ribadito che «rispettare la volontà del popolo venezuelano rimane l’unica strada percorribile per ripristinare la democrazia».

Le reazioni dei leader europei

La posizione della Kallas rappresenta la presa di posizione più vicina a una linea comune europea, dopo un fine settimana caratterizzato da dichiarazioni vaghe e spesso contraddittorie dei principali leader dell’Unione.

Il presidente del Governo spagnolo Pedro Sánchez ha guidato il fronte delle critiche più dure, definendo l’operazione statunitense «una violazione del diritto internazionale», in linea con diverse prese di posizione provenienti dall’America Latina. Più prudente il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha parlato di una valutazione giuridica «complessa e bisognosa di attenta considerazione», sottolineando tuttavia la necessità di favorire una transizione democratica.

Il presidente francese Emmanuel Macron non è entrato nei dettagli dell’operazione condotta dalla Delta Force, ma ha riconosciuto la gioia di parte della popolazione venezuelana dopo la fine della «dittatura» di Maduro. Di segno opposto la posizione della premier italiana Giorgia Meloni, che ha appoggiato la narrativa statunitense, sostenendo la legittimità dell’intervento contro un apparato statale accusato di promuovere il traffico di droga.

Incertezza sul futuro politico del Paese

Gli Usa hanno confermato di aver catturato Maduro e sua moglie Cilia Flores, ora detenuti in un carcere di New York con accuse di narcoterrorismo e traffico di droga. Resta però poco chiaro il futuro del Venezuela. Trump ha dichiarato che Washington guiderà il Paese fino a una transizione «sicura, corretta e giudiziosa», senza indicare tempistiche né un calendario elettorale. Ha inoltre escluso che María Corina Machado possa guidare un Governo di transizione.

Nel frattempo, la gestione quotidiana del Paese è rimasta nelle mani di Delcy Rodríguez, ex vicepresidente e ora leader de facto, che ha denunciato pubblicamente «un’atrocità che viola il diritto internazionale», chiedendo il rilascio immediato di Maduro.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha infine avvertito che nessuno scenario è escluso, lasciando intendere che nuove azioni militari potrebbero seguire qualora Caracas non interrompa i presunti legami con il narcotraffico.

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