Roma, 30 Dicembre 2025 – L’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni (Aran) ha pubblicato il Rapporto semestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti n. 1/2025, un’analisi puntuale sull’andamento salariale nel settore pubblico italiano. Il documento evidenzia divari territoriali significativi, soprattutto nel comparto sanità, con differenze fino a 5mila euro annui tra Nord e Sud per professioni equivalenti come gli infermieri.
Questo rapporto arriva in un momento cruciale per la Pubblica amministrazione, segnato da rinnovi contrattuali e dibattiti su equità salariale, offrendo dati aggiornati al terzo trimestre 2025.
Divari Nord-Sud: il caso della Sanità
Il fulcro del Rapporto Aran è il monitoraggio dei differenziali retributivi territoriali. Nel Servizio sanitario nazionale (Ssn), infermieri e operatori del Sud perdono fino a una mensilità rispetto ai colleghi settentrionali, a causa di meccanismi di contiguità territoriale che legano le retribuzioni a aziende vicine.
Infermieri al Nord: retribuzioni medie annue superiori del 10-15% grazie a fondi integrativi locali.
Al Sud: divario fino a 4-5mila euro, con Campania e Sicilia in coda.
Cause principali: contrattazione integrativa disomogenea e indennità variabili.
«Il Rapporto smentisce l’idea di stipendi omogenei nel Ssn, rivelando disparità che penalizzano il Meridione», commenta un esperto citato da fonti specializzate.
Retribuzioni in crescita, ma con caveat
Nonostante i divari, le retribuzioni contrattuali nel pubblico impiego mostrano una crescita tendenziale superiore all’inflazione programmata. Grazie ai rinnovi 2025-2027 e alle nuove indennità di vacanza contrattuale, i dipendenti pubblici hanno visto incrementi medi del 3-4%.
Tuttavia, il confronto con il privato evidenzia ritardi storici: il pubblico cresce meno nei settori ad alta produttività.
Pubblica amministrazione: +2,8% medio annuo.
Privato: +3,5% nei comparti industriali.
Un altro focus è il Rapporto annuale 2025 (trentatreesimo), che fotografa cambiamenti economici, demografici e sociali del 2024, con enfasi su invecchiamento del personale.
Il Rapporto sul monitoraggio della contrattazione integrativa (2023-2024) registra un +10% di accordi nelle Funzioni centrali e locali, segnale di vitalità negoziale post-pandemia.
«Questi dati sono essenziali per i sindacati e le amministrazioni, per colmare gap e premiare merito», dichiara l’Aran nel comunicato ufficiale.
Implicazioni per il 2026
Inoltre solleva interrogativi sul futuro della Pa italiana sotto l’amministrazione Trump-inspired in Europa, con pressing su efficienza e digitalizzazione. Per i giornalisti e policymakers, è un campanello d’allarme: ridurre i divari richiede fondi europei e riforme mirate.