ICE, Babbo Natale agente anti-immigrazione

 

Washington, 25 Dicembre 2025 – Una campagna a tema natalizio firmata U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha acceso un acceso dibattito sui social e nei media statunitensi. Il video, generato con intelligenza artificiale e diffuso dal Department of Homeland Security (DHS), invita i migranti irregolari all’autoespulsione volontaria entro la fine del 2025, promettendo 3.000 dollari e il ritorno a casa per Natale.

Lo slogan e l’obiettivo dichiarato

Il filmato è stato condiviso con uno slogan che ha fatto discutere: «Evita l’aria dell’ICE e la lista dei cattivi di Babbo Natale». Il messaggio rimanda all’utilizzo dell’app CBP Home, strumento che consentirebbe di avviare la procedura di autoespulsione. L’incentivo economico, secondo il DHS, resterebbe valido fino alla fine del 2025.

Nella clip, Babbo Natale viene rappresentato come un agente dell’ICE: indossa un’armatura, ammanetta deimigranti” e li carica su un aereo diretto all’espulsione. Una scelta narrativa che ha suscitato reazioni durissime. Sui social, la campagna è stata definita «disgustosa» e «malvagia», accusata di sfruttare simboli dell’infanzia per promuovere un’agenda divisiva sull’immigrazione.

Le critiche simboliche e storiche

Oltre all’indignazione morale, non sono mancate le obiezioni simboliche. Babbo Natale affonda le sue radici nella figura di San Nicola, vescovo noto per generosità e carità, valori ritenuti in contrasto con il messaggio del video. San Nicola, inoltre, era originario di Myra, nell’odierna Turchia, dettaglio che ha alimentato l’ironia dei critici: non statunitense, dunque.

Altri hanno sottolineato l’assurdità narrativa: Babbo Natale ignora confini e regole dello spazio aereo, consegnando doni in tutto il Mondo senza visti, ESTA o passaporti. Una provocazione che porta a una conclusione paradossale: secondo la logica del video, Babbo Natale stesso sarebbe espellibile.

La campagna, pensata per attirare attenzione nel periodo festivo, rischia di ottenere l’effetto opposto. Per molti osservatori, il DHS sembra non cogliere la portata culturale del simbolo utilizzato. In un anno già segnato da tensioni sul tema migratorio, il carbone sotto l’albero potrebbe essere proprio questa strategia comunicativa.

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