Bangkok, 12 Dicembre 2025 – Momenti difficili per la Thailandia, che tra crisi politiche e instabilità regionale si prepara a tornare alle urne (probabilmente tra il 26 gennaio e il 10 febbraio del nuovo anno) dopo che il re Maha Vajiralongkorn ha firmato il decreto che scioglie ufficialmente il Parlamento thailandese accogliendo le richieste dei giorni scorsi, del primo ministro Anutin Charnvirakul che motivava tale decisione “per ridare il potere al popolo” come ha scritto in un post su Facebook.
La decisione di richiedere lo scioglimento della Camera dei Rappresentanti della Thailandia arriva ad appena tre mesi dall’insediamento come primo ministro, di Austin Charnvirakul leader del partito conservatore Bhumjaithai, succeduto a Paetongtarn Shinawatra rimossa dal suo incarico “per violazioni etiche” in seguito a una telefonata in cui, con l’ex leader cambogiano Hun Sen, appariva critica e verso l’esercito thailandese minando pertanto l’integrità del suo ruolo. Il suo Governo di minoranza, nato grazie anche al sostegno del Partito Popolare thailandese ha faticato fin dall’inizio a trovare una direzione stabile.
Una crisi profonda
Proprio questa difficile convivenza tra i due partiti, secondo Siripong Angkasakulkiat, portavoce del Governo di Bangkok, è stata una delle cause che hanno portato il primo ministro ad anticipare le tempistiche sullo scioglimento del Parlamento. Non solo, in questi giorni la Thailandia è coinvolta in violenti scontri lungo il confine con la Cambogia, un conflitto che ha già causato decine di morti e centinaia di feriti. Il cessate il fuoco mediato a luglio dagli States è ormai un ricordo lontano e la ripresa delle ostilità rischia di influenzare pesantemente il clima elettorale. Gli esperti temono che il Governo ad interim possa essere tentato di mantenere una linea dura per rafforzare la propria immagine in vista del voto, prolungando così un conflitto che ha già avuto pesanti ripercussioni economiche, in un Paese che già sta soffrendo un rallentamento significativo dopo la crescita del 2,5% del 2024 che superò ogni aspettativa.
Secondo quanto affermato dalla Banca Mondiale, tale frenata sarebbe causata da fattori come il calo delle esportazioni, la lenta e debole ripresa del turismo e dalla continua instabilità governativa della Thailandia, che ormai sembra divenuta una situazione cronica. A questo si aggiungono i dazi americani che hanno contribuito a complicare il debito delle famiglie e la stagnazione del turismo ancora lontano dai livelli pre pandemia.