Belém, 20 Novembre 2025 – Dopo giorni di trattative intense, Turchia e Australia hanno raggiunto un accordo senza precedenti per l’organizzazione della COP31, la prossima conferenza sul clima che seguirà l’edizione in corso a Belém, in Brasile. L’intesa prevede che la conferenza si svolga in Turchia, nella Città costiera di Adalia, ma la presidenza sarà affidata all’Australia, rompendo così la consuetudine che vede il Paese ospitante guidare l’intero processo negoziale.
Il compromesso ha permesso di sbloccare una situazione che stava diventando motivo di imbarazzo per i delegati riuniti a Belém. Senza una soluzione condivisa, infatti, secondo le regole Onu l’evento sarebbe stato automaticamente dirottato a Bonn, in Germania, sede del segretariato climatico delle Nazioni Unite. La Germania aveva però già fatto sapere di non essere disponibile, soprattutto per ragioni logistiche legate alla gestione delle delegazioni e della vasta fiera dell’economia verde che accompagna ogni COP.
Due candidature forti e nessuna intenzione di cedere
L’Australia promuoveva la propria candidatura già dal 2021, con un forte sostegno del Partito laburista e l’obiettivo dichiarato di portare per la prima volta la conferenza nell’area del Pacifico, includendo gli Stati insulari come Papua Nuova Guinea e Tuvalu, tra i più colpiti dagli effetti del cambiamento climatico.
La Turchia, dal canto suo, negli ultimi mesi aveva manifestato un crescente interesse per ospitare la COP31, ottenendo il supporto di molti Paesi europei. Entrambe le Nazioni sembravano determinate a non ritirarsi, una condizione che ha contribuito allo stallo e alla ricerca di una formula di compromesso mai sperimentata prima.
La soluzione raggiunta, però, non ha convinto tutti. I piccoli Stati insulari del Pacifico speravano in una COP ospitata dall’Australia, vista come un’occasione per dare maggiore visibilità alle loro richieste, soprattutto riguardanti lo stanziamento di fondi per fronteggiare gli impatti ormai concreti del cambiamento climatico. Il ministro degli Esteri di Papua Nuova Guinea, Justin Tkatchenko, ha espresso chiaramente il malcontento: «Siamo tutti scontenti e delusi dal fatto che sia finita in questo modo. (…) La conferenza sul clima in questi anni non ha portato a nulla. È solo una fiera di chiacchiere e non riconduce alle loro responsabilità i grandi inquinatori».
La risposta australiana e i prossimi passi
Il ministro australiano del Clima, Chris Bowen, che guiderà la presidenza della COP31, ha replicato annunciando l’ipotesi di organizzare un evento preparatorio in uno dei Paesi insulari del Pacifico, per dare loro maggiore voce prima del vertice di Adalia. Una proposta ancora da definire, ma che mira a rassicurare le delegazioni più critiche.
Nonostante le tensioni, l’accordo tra Turchia e Australia sarà sottoposto al voto finale della conferenza di Belém, e non si prevedono ulteriori ostacoli. Con il compromesso raggiunto, la Turchia si occuperà della complessa macchina logistica, mentre all’Australia spetterà la guida politica delle trattative internazionali sul clima.