Bruxelles, 17 Ottobre 2025 – L’inflazione nell’area euro torna a crescere. Secondo i dati diffusi da Eurostat, nel mese di settembre il tasso annuo si è attestato al 2,2%, segnando un aumento di 0,2 punti percentuali rispetto ad agosto. L’ufficio statistico europeo ha confermato le stime preliminari pubblicate a inizio mese, indicando un lieve ma significativo rialzo che interrompe la fase di rallentamento registrata durante l’estate.
Il dato, pur restando vicino all’obiettivo del 2% fissato dalla Banca centrale europea (Bce), suggerisce una certa persistenza delle pressioni inflazionistiche, soprattutto nel settore dei servizi, che continua a rappresentare la componente più dinamica del paniere.
Servizi e energia trainano i prezzi
Nel dettaglio, i servizi hanno registrato un incremento del 3,2%, rispetto al 3,1% di agosto, confermando la tendenza al rialzo osservata negli ultimi mesi. La voce energia, invece, pur rimanendo in territorio negativo, mostra un rallentamento della contrazione: -0,4% a settembre contro il -2% del mese precedente.
Stabili i beni industriali non energetici, che restano fermi a +0,8%, mentre il comparto degli alimentari, alcol e tabacchi segna un lieve calo, passando dal +3,2% di agosto al +3% di settembre. Secondo gli analisti, questi movimenti riflettono una dinamica ancora eterogenea dei prezzi: da un lato, la normalizzazione dei costi energetici e delle materie prime, dall’altro la resilienza della domanda interna e l’impatto dei salari più alti nel settore dei servizi.
Differenze tra i Paesi: Germania e Spagna in testa
A livello nazionale, non si registrano variazioni rispetto alle stime preliminari. La Germania vede l’inflazione salire al 2,4% (+0,3 punti percentuali), mentre in Francia il dato si attesta all’1,1% (+0,3 punti). In Italia, l’indice dei prezzi al consumo cresce all’1,8% (+0,2 punti), e la Spagna conferma un ritmo più sostenuto con il 3% (+0,3 punti).
Come ha evidenziato un funzionario europeo, «le differenze tra gli Stati membri restano significative, ma la tendenza generale è di un leggero riaccendersi delle pressioni inflazionistiche».
I dati saranno ora esaminati dal Consiglio direttivo della Bce, che si riunirà il 30 ottobre per valutare le prossime mosse di politica monetaria.
Con un’inflazione che mostra segnali di risalita, appare improbabile un taglio dei tassi di interesse nel breve periodo. Come sottolineano diversi osservatori, «la Bce preferirà mantenere un atteggiamento prudente e attendere ulteriori segnali di stabilità dei prezzi prima di intervenire».
Per ora, dunque, i tassi resteranno invariati ai livelli attuali, in attesa di capire se la ripresa dell’inflazione rappresenti un fenomeno temporaneo o un nuovo trend per l’economia dell’Eurozona.