Roma, 15 Ottobre 2025 – Hamas sarebbe disposta a consegnare le armi pesanti a un’entità palestinese o araba. A confermare la notizia (formalmente non accettata), è Axios che sottolinea come il gruppo paramilitare palestinese intenda contestualmente mantenere le armi leggere a titolo di autodifesa.
Intanto, dopo un momento di alta tensione con minacce di escalation militare dovuta al ritardo sulla consegna dei corpi degli ostaggi da parte di Hamas che attribuiva la responsabilità ai continui bombardamenti, Israele ha confermato la riapertura del valico di Rafah per permettere l’ingresso degli aiuti umanitari verso Gaza, dopo la restituzione di altri quattro corpi (tutti identificati). Oggi attesa la consegna di altre quattro salme.
Netanyahu: «La pace si conquista con la forza»
Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich parlando del futuro di Gaza ha affermato, in un discorso a una folla, che «ci saranno insediamenti israeliani» (cosa accolta con lo slogan “Gush Katif” evocando gli insediamenti smantellati nel 2005) motivando la sua posizione poiché «senza insediamenti a lungo termine non c’è sicurezza. Non ci sarà Hamas a Gaza» sfidando l’accordo sul cessate il fuoco. Il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu in una intervista alla Cbs News ha affermato a chi gli chiedeva se Israele sarà in guerra per altri 100 anni che «la pace si riconquista con la forza».
«Abbiamo concordato di dare una possibilità alla pace. Portiamo a termine la prima parte e ora diamo la possibilità di fare la seconda» ha poi aggiunto ponendo l’accento sulla questione della consegna delle armi da parte di Hamas: «se non accetterà di disarmarsi si scatenerà l’inferno».
Dichiarazioni che si accostano a quanto affermato dal presidente statunitense Donald Trump durante un precedente incontro alla Casa Bianca con il suo corrispettivo argentino Javier Milei, dove il Tycoon ribadendo il pugno di ferro ha affermato che «se Hamas non si disarma lo faremo noi, anche con la forza se necessario».
Il Sudafrica porta avanti la causa di genocidio
Nonostante l’accordo sul cessate il fuoco il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha annunciato che il Paese è intenzionato a portare avanti la causa di genocidio contro Israele presso la Corte penale internazionale di giustizia. Questione che ha trovato l’appoggio di Francesca Albanese, relatrice delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi occupati che in un post su X ha elogiato l’iniziativa.