Washington, 11 Ottobre 2025 – Il presidente Donald Trump ha riacceso le tensioni tra Usa e Cina, annunciando la possibilità di imporre nuovi dazi del 100% su tutte le merci importate da Pechino a partire dal 1° novembre. La misura arriverebbe nove giorni prima della scadenza della sospensione temporanea dei dazi, decisa nei mesi scorsi come parte di un fragile accordo tra le due potenze economiche.
Secondo fonti della Casa Bianca, la decisione avrebbe una valenza negoziale, volta a spingere la Cina a rivedere le recenti limitazioni sulle esportazioni di terre rare, materiali fondamentali per l’industria tecnologica e militare americana. Tuttavia, l’effetto immediato dell’annuncio è stato tutt’altro che positivo: le borse statunitensi hanno registrato un crollo significativo, con il Dow Jones in calo dell’1,9%, lo S&P 500 del 2,7% e il Nasdaq – il principale indice tecnologico – in discesa del 3,6%.
La guerra commerciale riparte
La guerra commerciale tra Washington e Pechino va avanti ormai da mesi, con un susseguirsi di minacce, dazi e tregue temporanee. Ad aprile, Trump aveva imposto dazi altissimi, arrivando fino al 145% su alcuni prodotti cinesi, una soglia che di fatto aveva bloccato gran parte delle importazioni. In risposta, la Cina aveva reagito con dazi del 125% sulle merci americane, colpendo soprattutto il settore agricolo e automobilistico.
A maggio era stato raggiunto un accordo di sospensione di 90 giorni, che aveva ridotto le tariffe rispettivamente al 30% per gli Stati Uniti e al 10% per la Cina. La tregua poi prorogata di altri 90 giorni, fino al 10 novembre 2025, nella speranza di un’intesa più ampia. Tuttavia, i negoziati sembrano in stallo, e l’annuncio di Trump rischia di far saltare definitivamente il fragile equilibrio costruito negli ultimi mesi.
Le conseguenze globali
L’eventuale introduzione dei nuovi dazi del 100% avrebbe ripercussioni enormi sull’economia globale, aumentando i costi per i consumatori americani e rallentando la ripresa economica post-pandemia. Gli analisti temono una nuova ondata di inflazione e un ulteriore indebolimento delle catene di approvvigionamento internazionali, già messe alla prova negli ultimi anni.
Mentre Pechino non ha ancora risposto ufficialmente alla minaccia, i segnali che arrivano dai mercati sono chiari: la fiducia degli investitori sta crollando, e il rischio di una nuova escalation commerciale è più concreto che mai.