Case e immigrati: mercato fermo tra pregiudizi e barriere

 

Roma, 11 Ottobre 2025 – Solo una compravendita su venti riguarda cittadini stranieri, nonostante oltre un milione di residenti immigrati abbia redditi sufficienti per sostenere un mutuo e acquistare casa. È quanto emerge dal Dossier statistico immigrazione 2025, curato dal Centro studi e ricerche Idos e che sarà presentato il 4 novembre a Roma e in tutte le Regioni italiane.

Secondo il rapporto, solo il 20% degli stranieri possiede un’abitazione, contro l’80% degli italiani. Una distanza che si è ampliata negli ultimi quindici anni: dopo il boom del primo decennio del Duemila, il mercato delle compravendite da parte di cittadini stranieri è oggi in forte stagnazione.

Un mercato in rallentamento

Dal 2020 in poi, gli acquisti di case da parte di persone con cittadinanza straniera si sono attestati intorno alle 30 mila unità annue, pari a meno del 5% del totale. Nel 2025 la soglia potrebbe salire a 39 mila compravendite (5,1%), un dato ancora molto lontano dai livelli del quadriennio 2006-2009, quando gli stranieri avevano comprato 440 mila abitazioni, pari fino a un quinto del totale nazionale.

Anche la localizzazione delle abitazioni è cambiata: nel 2006 oltre un quarto degli acquisti avveniva nei centri cittadini, mentre oggi il 57,2% delle case è in comuni di provincia e solo il 3,6% nei centri urbani. Le periferie, invece, sono passate dal 26,6% al 35,4%.

Sette abitazioni su dieci acquistate da stranieri appartengono oggi a persone provenienti dall’Europa dell’Est, in gran parte romeni. Stabile, attorno al 10%, la quota di cinesi, indiani, bengalesi e pakistani. Più bassa quella dei nordafricani (4,8%), dei sudamericani (1,3%) e dei filippini (0,9%).

Le barriere economiche e culturali

Secondo Idos, i principali ostacoli all’acquisto sono di tipo finanziario e discriminatorio. Molti immigrati potrebbero permettersi una rata mensile tra 500 e 700 euro, ma non dispongono del capitale necessario per coprire le spese iniziali (anticipo, notaio, agenzia). Inoltre, le banche richiedono garanzie proibitive, rendendo difficile l’accesso ai mutui.

Sul fronte degli affitti, la situazione non migliora: pregiudizi razziali, canoni maggiorati e contratti irregolari limitano l’accesso a un’abitazione dignitosa. Per molti rifugiati e richiedenti asilo, l’unica alternativa resta la permanenza prolungata nei centri di accoglienza o, peggio, il ricorso a baraccopoli e strutture occupate.

Il Dossier sottolinea come le discriminazioni istituzionali, i requisiti di accesso restrittivi all’edilizia popolare e la burocrazia lenta contribuiscano a una crescente esclusione abitativa. Una realtà che rischia di trasformare la casa, da diritto fondamentale, in un privilegio negato a un’intera fascia di popolazione residente in Italia.

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