Roma, 7 Ottobre 2025 – Una famiglia su tre taglia la spesa alimentare. È quanto emerso dall’analisi condotta dall’Istat sulla base dei dati raccolti durante il2024: il 31,1% ha limitato la spesa per il cibo (contro il 31,5% dell’anno precedente) e il 35,3% ha ridotto quella relativa alle bevande (lieve aumento rispetto al 35,0%).
Contestualmente il report evidenzia come la spesa media delle famiglie italiane per consumi, sia stabile (circa 2.775 euro) e sostanzialmente invariata rispetto ai circa 2.738 euro del 2023. Rispetto al 2019, la mensile è cresciuta del 7,6% (da 2.561 euro), ma l’inflazione nello stesso periodo ha raggiunto il 18,5% secondo l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca), avendo attestato una perdita del potere d’acquisto delle famiglie.
Divario Nord-Sud
A spendere maggiormente (mensilmente) è il Nord/ Nord-Est che supera di ben 834 euro la spesa delle famiglie del Sud con una differenza di percentuale pari al 37,9. Trentino Alto-Adige e Lombardia guidano la classifica con, rispettivamente, 3.584 euro e 3.162 euro, mentre fanalino di coda la Calabria con 2.075 euro e la Puglia con 2mila euro mensili.
Altre marcate differenze, secondo quanto emerge dallo studio condotto dall’Istat, interessa il divario tra famiglie italiane e straniere. Per quanto concerne quelle composte esclusivamente da cittadini italiani, la spesa media mensile si attesta intorno ai 2.817 euro contro i 2.138 euro delle famiglie con almeno un componente straniero con un divario del 31,8% pari a circa 680 euro.
Abbigliamento in calo
Inoltre l’Istat conferma che la spesa non alimentare, pari all’80,7% del totale, è in crescita del +4,1% per quei settori che interessano gli alloggi e la ristorazione, con picchi del +7,2% nel Centro Italia e al Nord. Abbigliamento e calzature invece nel 2024 rimangono le spese a cui gli italiani sembrano rinunciare con più frequenza: il 47,5% (57,6% nel Mezzogiorno) degli intervistati afferma di aver provato a ridurre queste voci (in lieve diminuzione rispetto al 48,6% del 2023), mentre il 4,3% afferma di non sostenere tale spesa.