Slovacchia e Ungheria fuori dal “muro di droni” Ue

Bratislava, 22 Settembre 2025 – La difesa europea torna al centro del dibattito, ma non tutti i Paesi membri sembrano voler marciare nella stessa direzione. Slovacchia e Ungheria hanno infatti deciso di non partecipare alla videoconferenza sul cosiddettomuro di droni“, un incontro fissato per il 26 settembre e convocato dal Commissario europeo per la Difesa, Andrius Kubilius.

L’appuntamento, che si svolgerà in formato virtuale, vedrà la presenza di sette Stati membri dell’Unione europea: Estonia, Lettonia, Finlandia, Lituania, Polonia, Romania e Bulgaria. Si tratta di Paesi che condividono un ruolo cruciale nella protezione dei confini orientali dell’Ue, proprio a ridosso della Russia e dell’Ucraina.

L’iniziativa del “muro di droni” nasce come strumento innovativo per rafforzare la sorveglianza e la difesa dei confini. L’obiettivo è integrare sistemi aerei senza pilota in grado di monitorare in tempo reale i movimenti sospetti e prevenire eventuali minacce ibride, come infiltrazioni, traffici illegali o attacchi non convenzionali.

Il portavoce della Commissione, Thomas Rainier, ha spiegato che all’incontro sarà presente anche un osservatore speciale: l’Ucraina. «Non escludiamo ulteriori consultazioni in un formato più ampio» – ha dichiarato – «ma per ora, al tavolo ci saranno solo i sette Paesi in prima linea e, naturalmente, Kiev».

Perché Bratislava e Budapest restano fuori

Le assenze della Slovacchia e dell’Ungheria non passano inosservate. Entrambi i Paesi hanno spesso assunto posizioni critiche nei confronti delle strategie comuni di difesa e sicurezza dell’Ue, preferendo un approccio più cauto e autonomo. Budapest, in particolare, mantiene un rapporto complesso con Bruxelles e una linea dialogante con Mosca, che si riflette anche sulle iniziative legate alla guerra in Ucraina.

Bratislava, dal canto suo, sembra voler mantenere una posizione di equidistanza, evitando un coinvolgimento diretto in progetti percepiti come troppo mirati al fronte orientale. Questa scelta rischia però di alimentare fratture interne all’Unione proprio nel momento in cui la coesione è più necessaria.

Un test per l’Unione europea

Il “muro di droni” non rappresenta solo un progetto tecnologico, ma anche un banco di prova politico. Da un lato, i Paesi baltici e nord-orientali spingono per rafforzare le difese comuni e dimostrare compattezza di fronte alla Russia. Dall’altro, emergono resistenze che evidenziano le diverse sensibilità geopolitiche all’interno dell’Ue.

Il prossimo 26 settembre sarà quindi un momento cruciale: la riunione mostrerà se l’iniziativa saprà consolidarsi come pilastro della difesa europea del futuro o se resterà limitata a una cooperazione ristretta, incapace di estendersi a tutti i membri dell’Unione.

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