Roma, 15 Settembre 2025 – L’esercito di Israele sta disponendo centinaia di carri armati, veicoli per il trasporto delle truppe e bulldozer lungo il confine settentrionale di Gaza City per l’operazione “Carri di Gedeone II“. Sarà svolta in maniera graduale e sarà guidata dalle unità di fanteria israeliane supportate dalle brigate già presenti sul campo che si stringeranno intorno alla Città, come riportano Ynet e altri media locali che citano fonti militari che parlano di “almeno tre o quattro mesi di combattimenti”.
L’Idf ha diramato un’allerta (la quarta) per i residenti dell’area di Gaza City, invitandoli a lasciare la Città con particolare riferimento a coloro che abitano nel quartiere di Rimal, annunciando nuovi attacchi al palazzo “Unknow Soldier Town”. Su X Avichay Adraee, portavoce delle forze israeliane, precisa che l’attacco causato “dalla presenza di infrastrutture terroristiche di Hamas all’interno o nei pressi della torre”.
Spostati gli ostaggi
In vista di una nuova offensiva dell’Idf, Hamas sposta in superficie gli ostaggi per evitare attacchi ad alcune zone dell’enclave. In un precedente attacco l’esercito di Israele ha colpito un edificio contenente la più grande collezione archeologica della Striscia di Gaza.
Già mercoledì scorso, l’Ecole Biblique et Archeologique Francaise de Jerusalem, denunciava la minaccia di distruggere l’edificio. Nel fine settimana gli archeologi hanno eseguito una missione di recupero con l’obiettivo di mettere in salvo i reperti più importanti della collezione.
Ong: “stop commercio coloni illegali”
Mentre la crisi umanitaria si infiamma sempre di più, 80 Ong, tra cui Oxfam e la Lega dei diritti dell’uomo, chiedono alle imprese e agli Stati europei di porre fine al commercio con le colonie illegali di Israele nei territori della Palestina occupata, pubblicando anche un rapporto in cui prendono di mira, citando anche i nomi, le imprese, le banche e le istituzioni che “mantenendo le proprie attività commerciali con le colonie illegali, contribuiscono direttamente alla crisi umanitaria causata dalla prolungata occupazione israeliana”.