L’Ue frena Orbán, niente fondi senza stato di diritto

Bruxelles, 5 Settembre 2025 – La Commissione europea ha reso noto che non darà il via libera a nessun pagamento legato ai fondi già congelati per violazioni dello stato di diritto. Ma diversi eurodeputati avvertono che il premier ungherese Viktor Orbán potrebbe approfittare delle nuove flessibilità, previste dalla revisione intermedia del bilancio Ue per sbloccare miliardi senza rispettare le condizioni imposte da Bruxelles.

Le manovre di Budapest

La revisione del bilancio pluriennale serve a riallocare risorse non spese, in particolare verso difesa e beni a duplice uso. Secondo alcuni deputati, il Governo ungherese starebbe cercando di spostare denaro da fondi congelati a linee di spesa ancora disponibili, ottenendo così accesso a risorse che dovrebbero restare bloccate.

Il verde tedesco Daniel Freund denuncia che Budapest avrebbe già incassato 160 milioni di euro e starebbe puntando ad altri 600 milioni: «Orbán sta ancora una volta giocando. Finché l’Ungheria non ripristinerà lo stato di diritto, non dovrebbe essere sbloccato nemmeno un centesimo».

Le rassicurazioni della Commissione

Da Bruxelles si prova a spegnere le polemiche. «Se i fondi sono stati congelati, non possono essere toccati dalle flessibilità della politica di coesione», ha chiarito Balázs Ujvári, portavoce della Commissione. Anche il vicepresidente Raffaele Fitto ha confermato in una lettera al Parlamento che «nessuna richiesta soggetta a precedenti congelamenti sarà autorizzata».

La linea ufficiale è chiara: lo stato di diritto resta una condizione imprescindibile. Ma tra gli eurodeputati c’è chi non si fida. La relatrice sull’Ungheria, l’olandese Tinneke Strik, teme che le scappatoie consentano a Orbán di ottenere fino a 1,68 miliardi.

I dubbi e le divisioni a Strasburgo

Secondo Klára Dobrev, europarlamentare ungherese dei Socialisti, l’impegno della Commissione «non offre garanzie sufficienti». E rischierebbe di trasformarsi nell’ennesimo favore politico al premier di Budapest: «Von der Leyen e il Ppe hanno già fatto regali a Orbán in passato. Questa volta saremo vigili». La commissione Regi ha comunque approvato a larga maggioranza il testo sulla revisione, che passerà ora alla plenaria. Solo otto deputati hanno votato contro, denunciando l’assenza di tutele vincolanti.

Attualmente restano bloccati circa 18 miliardi di euro destinati a Budapest, sui 28 complessivi, a causa delle violazioni della Carta dei diritti fondamentali, delle restrizioni alla libertà accademica e delle discriminazioni contro le persone Lgbt. A dicembre 2023 la Commissione aveva già sbloccato 10,2 miliardi, poco prima che Orbán ritirasse il veto sul maxi-pacchetto di aiuti da 50 miliardi per l’Ucraina. Per gli eurodeputati critici, il rischio è che la storia si ripeta.

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