Usa contro le leggi digitali Ue

Bruxelles, 3 Settembre 2025 – Le normative europee sull’intelligenza artificiale, sui mercati e sui servizi digitali finiscono sotto attacco a Washington. Oggi la Camera dei Rappresentanti terrà un’audizione intitolata “La minaccia dell’Europa alla libertà di parola e all’innovazione americana“. Si tratta di un titolo che ben inquadra il divario crescente tra le due sponde dell’Atlantico relativamente a come regolamentare i colossi tecnologici.

L’offensiva dei repubblicani

Fin dal ritorno alla Casa Bianca, Donald Trump ha bollato l’AI Act, il Digital Markets Act (Dma) e il Digital Services Act (Dsa) come strumenti «punitivi» contro le imprese americane. I repubblicani accusano Bruxelles di voler imbavagliare il dibattito online, sostenendo che il Dsa, entrato in vigore nel 2023 e mirato a rimuovere i contenuti illegali, sia in realtà un pretesto per censurare le voci conservatrici.

Il presidente della Commissione giudiziaria, Jim Jordan, guida l’offensiva. Dopo una missione a Bruxelles in agosto, ha ribadito: «nulla di ciò che abbiamo sentito ha attenuato le nostre preoccupazioni». Intanto, le indagini aperte dall’Ue contro Google, Meta e Apple alimentano la narrativa secondo cui l’Europa starebbe colpendo in modo selettivo le aziende americane.

La replica di Bruxelles

Da Bruxelles la risposta è netta: «il Dsa è una legislazione sovrana dell’Ue che si applica a tutte le aziende, indipendentemente dalla loro ubicazione», ha scritto in una lettera la commissaria Henna Virkkunen. Oltretutto, ha affermato che la normativa «rispetta e sostiene pienamente i diritti fondamentali, compresa la libertà di espressione».

Fonti europee ricordano inoltre che molte delle preoccupazioni alla base del Dsa (dalla protezione dei minori al contrasto delle frodi online), sono condivise anche negli Stati Uniti. Ma la presidente della Commissione non è stata invitata all’audizione. Mentre l’ex commissario Thierry Breton ha già fatto sapere di non poter testimoniare senza autorizzazione formale.

Le pressioni e le minacce di Trump

La tensione politica è alimentata dallo stesso Trump. Il quale la scorsa settimana ha dichiarato: «mostrate rispetto all’America e alle nostre straordinarie aziende tecnologiche o considerate le conseguenze». Queste parole andrebbero interpretate come come l’ennesimo preludio a possibili tariffe punitive nei riguardi dei Paesi che adottano regole ritenute ostili alle big tech statunitensi.

Virkkunen è stata criticata per non aver risposto pubblicamente. Tuttavia, un portavoce della Commissione ha chiarito che «continuerà a opporsi a tutte le affermazioni infondate». L’audizione alla Camera Usa non si concentrerà soltanto sull’Ue. Tra i temi ci sarà anche l’Online Safety Act britannico, che obbliga le piattaforme a condurre valutazioni dei rischi per proteggere i minori, pena pesanti sanzioni. Tra gli oratori è atteso Nigel Farage, leader del partito Reform UK e alleato politico di Trump, chiamato a rafforzare il fronte critico verso Bruxelles.

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