Milano, 27 Agosto 2025 – Il settore automotive in Italia attraversa una fase di forte instabilità. Nonostante rappresenti circa il 6% del Pil nazionale e oltre 1,7 milioni di veicoli prodotti nel 2023, i dati più recenti mostrano un rallentamento significativo. Ad agosto 2024 le immatricolazioni di nuove auto hanno registrato un calo del -13,4% rispetto all’anno precedente, confermando la gravità della crisi.
I numeri del mercato italiano
Secondo i dati Unrae, tra gennaio e novembre 2024 sono state immatricolate 1.470.156 auto, con una flessione dello 0,5% rispetto al 2023. A soffrire maggiormente sono stati il noleggio a lungo termine (-19%) e le vendite a società ed enti (-4,5%). Dal punto di vista delle alimentazioni, le perdite più pesanti si registrano per il diesel (-22,8%) e il metano (-25,5%), mentre crescono le ibride (+10,2%) e restano stabili le elettriche pure (4%).
Nonostante queste difficoltà, l’Italia rimane il quarto mercato europeo dopo Germania, Regno Unito e Francia. Tuttavia, la domanda interna resta debole, segnata dal calo dei consumi e dal potere d’acquisto ridotto.
Le cause della crisi
Le origini della crisi dell’auto sono molteplici:
aumento dei prezzi delle vetture nuove, sempre meno accessibili per le famiglie a reddito medio.
Costi di gestione elevati (carburante, assicurazioni, manutenzione).
Transizione ecologica verso l’elettrico, accelerata dalla decisione Ue di vietare i motori termici dal 2035.
Cambiamenti sociali e demografici, con l’aumento dello smart working, l’uso di mezzi pubblici e micromobilità nelleCcittà, e il minor interesse dei giovani verso l’auto come status symbol.
A questi fattori si aggiungono criticità infrastrutturali: in Italia ci sono circa 60mila colonnine di ricarica, ma oltre l’80% è a bassa o media potenza e con una distribuzione geografica squilibrata (il 58% al Nord, solo il 22% al Sud).
La crisi non riguarda solo l’Italia. In Europa la produzione auto è scesa ai livelli del 2013, mentre in Cina e Stati Uniti il comparto cresce grazie a ingenti investimenti pubblici. Pechino ha investito oltre 230 miliardi di dollari dal 2009 nell’elettrico, arrivando nel 2024 a un 24,7% di auto full electric sul mercato interno. Negli Usa l’amministrazione Biden ha stanziato 126 miliardi in due anni, con oltre 100mila nuovi posti di lavoro.
Particolarmente critica la situazione di Stellantis, che a novembre 2024 ha registrato un crollo del -24,6% delle immatricolazioni. In tre anni i dipendenti in Italia sono passati da 53mila a meno di 40mila, mentre oltre 12mila lavoratori rischiano la cassa integrazione senza rinnovo. Nonostante i dividendi miliardari distribuiti agli azionisti, gli stabilimenti italiani soffrono per mancanza di investimenti e delocalizzazione.
Strategie per il futuro
Le possibili soluzioni passano da incentivi pubblici mirati, politiche industriali europee comuni e un rafforzamento del Made in Italy nella componentistica. Alcuni esperti ipotizzano la creazione di un fondo europeo straordinario, sul modello del Next Generation EU, con emissione di eurobond per sostenere l’automotive.
Altre proposte includono fusioni strategiche tra grandi gruppi automobilistici, maggiori investimenti nelle tecnologie green e una nuova visione dei concessionari, sempre più digitali ma centrati sull’esperienza cliente.