Milano, 3 Agosto 2025 – Nonostante l’inflazione generale in Italia sia rimasta stabile, i prezzi alimentari continuano a salire. Secondo le stime preliminari Istat di luglio 2025, l’inflazione è ferma all’1,7%, ma il carrello della spesa registra un aumento annuo del +3,4%, in netto rialzo rispetto al +2,8% di giugno. Anche i beni ad alta frequenza d’acquisto sono cresciuti, passando dal +2,0% al +2,3%.
Federconsumatori lancia l’allarme
Già nelle scorse settimane, Federconsumatori aveva segnalato come i prezzi dei prodotti ortofrutticoli – e alimentari in generale – siano aumentati molto più dell’indice generale d’inflazione a partire dal 2022. L’associazione parla di un “notevole ricarico di prezzo dalla produzione alla vendita al dettaglio”, che grava direttamente sulle tasche dei consumatori.
L’inflazione misura una media dei prezzi di un paniere di beni e servizi, quindi alcuni aumentano, altri diminuiscono. I prodotti alimentari, però, sono molto più volatili, risentono di:
fattori stagionali;
avversità climatiche;
tensioni geopolitiche;
costi energetici e logistici.
Esempi concreti non mancano: il costo del cacao è salito a causa di eventi climatici estremi nei Paesi produttori; il grano ha visto rincari dopo l’inizio del conflitto Russia–Ucraina. Anche il prezzo del caffè, ormai a 1,40 euro a tazzina, e quello di olio d’oliva e frutta secca, hanno seguito la stessa traiettoria.
Secondo un report della Banca mondiale, le commodity alimentari (cioè le materie prime come grano, mais, zucchero, ecc.) mostrano una volatilità crescente, causata da guerre, instabilità politica e cambiamento climatico. Tutto ciò si riflette sul prezzo finale dei beni nel paniere Istat.
La risalita dei derivati animali
Uno studio della società Areté, specializzata in analisi dei mercati agroalimentari, si è concentrato sui derivati animali. Dopo tre mesi di calo, le uova stanno tornando a salire in Europa. La domanda è aumentata, ma l’offerta è limitata dagli effetti dell’influenza aviaria. In Italia, le uova in gabbia (M 53–63 g) sono salite del 2% nell’ultima rilevazione, con un prezzo del 40% più alto rispetto a luglio 2024.
Per quanto riguarda il latte, la Commissione europea prevede una crescita minima della produzione (+0,1%), ma Areté ipotizza un calo dello 0,7% entro fine 2025. Questo perché:
le politiche ambientali hanno ridotto il numero di capi allevati;
i costi di produzione restano alti;
epidemie come bluetongue e afta epizootica colpiscono gli allevamenti;
le condizioni meteo avverse riducono le rese.
Tra gennaio e maggio 2025, le consegne di latte sono diminuite del -0,1% rispetto al 2024, con cali in Germania, Francia e Olanda, solo parzialmente compensati da aumenti in Italia, Polonia e Irlanda.