Bruxelles, 2 Agosto 2025 – La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che le norme italiane che definiscono alcuni Paesi di origine come “sicuri” per le persone richiedenti asilo non rispettano il diritto dell’Ue. Secondo la sentenza tali designazioni devono poter essere sottoposte a un riesame giudiziario effettivo e trasparente e basarsi su fonti accessibili.
Il caso sottoposto alla Corte riguardava alcune persone richiedenti asilo di origine bengalese, trasferite nel 2024 al centro di detenzione di Gjadër, in Albania, in base al protocollo con l’Italia. Le loro domande di asilo sono state successivamente respinte perché, secondo la normativa italiana, provenivano da un “Paese di origine sicuro” e non erano riuscite a dimostrare che tale Nazione non fosse sicura per loro. In base alla legge italiana le persone richiedenti asilo provenienti da Paesi designati come “sicuri” possono essere detenute amministrativamente in Italia oppure trasferite nei centri di detenzione in Albania, finanziati e gestiti da Roma.
“Uno Stato membro non può includere nell’elenco dei Paesi di origine sicuri” uno che “non offra una protezione sufficiente a tutta la sua popolazione”. La Corte precisa che questa condizione è valida fino all’entrata in vigore del nuovo regolamento Ue, “che consente di effettuare designazioni con eccezioni per alcune categorie chiaramente identificabili di persone”, atteso il 12 giugno 2026. Tuttavia, “il legislatore Ue può anticipare la data”.
Il diritto Ue, si legge nella sentenza, non vieta a un Paese Ue di designare un Paese terzo come Paese d’origine sicuro tramite atto legislativo, “a condizione che tale decisione possa essere sottoposta a un controllo giurisdizionale effettivo”.
Presto nuove norme
«La Corte ha concluso che uno stato membro non può designare come Paese di origine sicuro uno che non soddisfa, per determinate categorie di persone, le condizioni materiali per tale designazione. In questo contesto, la Commissione sottolinea che, nell’ambito del patto, il nuovo regolamento sulle procedure di asilo introdurrà nuove misure al riguardo. Esso consentirà agli Stati membri di designare un Paese terzo come sicuro con l’esclusione di parti specifiche o di categorie di persone chiaramente identificabili». Lo sottolinea un portavoce dell’Ue commentando la sentenza della Corte di Giustizia Ue,, della quale l’esecutivo comunitario «ha preso atto. Nell’aprile di quest’anno, la Commissione ha già proposto di anticipare questa possibilità, che altrimenti entrerebbe in vigore nel giugno 2026»,, sottolinea.