Roma, 28 Luglio 2025 – «L’Onu accoglie con favore l’annuncio di Israele di sostenere per una settimana un potenziamento degli aiuti umanitari verso la Striscia di Gaza, allentando temporaneamente le barriere doganali su cibo, medicinali e carburante provenienti dall’Egitto». A dirlo il sottosegretario generale per gli Affari umanitari dell’Onu Tom Fletcher sottolineando che seppur la decisione di Israele sembra essere un passo in avanti, «per sconfiggere la catastrofica crisi sanitaria a Gaza serve molto di più» e che gli interventi a breve termine non rispondono alla gravità della situazione umanitaria.
Anche il Programma alimentare mondiale (Pam) ha espresso apprezzamento per l’annuncio, accogliendo con favore la disponibilità di Israele a implementare pause umanitarie e a istituire corridoi designati per il passaggio sicuro dei convogli Onu impegnati nella consegna di aiuti d’emergenza. In un comunicato diffuso su X, l’agenzia ha reso noto di disporre di scorte alimentari nella Regione, o in arrivo, che sono “sufficienti a nutrire l’intera popolazione di 2,1 milioni di persone per quasi tre mesi”.
Lammy: «Annuncio atteso da tempo»
La situazione sul tereno di battaglia continua a essere drammatica. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, solo ieri sono morte almeno 62 persone a Gaza di cui 34 civili in fila per il cibo, e l’agenzia di stampa palestinese Wafa parla di 13 palestinesi uccisi dai raid dell’esercito di Israele in varie zone dell’enclave, con oltre 30 feriti. Intanto dal Regno Unito il ministro degli Esteri David Lammy ha commentato l’annuncio israeliano sulla pausa umanitaria come “una notizia essenziale ma attesa da molto tempo”, come si legge in una nota in cui spiega che questa decisione di “sospendere per 10 ore al giorno le operazioni militari in alcune zone di Gaza consenta nuovi corridoi di aiuti umanitari ma che non è sufficiente ad alleviare le sofferenze della popolazione”.
Contestualmente dallo Yemen gli Houthi minacciano di dare inizio a una nuova fase delle operazioni contro Israele, affermando di essere pronti ad attaccare ogni nave appartenente a compagnie che hanno rapporti commerciali con Israele.