Nasa, l’esito inaspettato della missione Dart

 

Roma, 10 Luglio 2025 – La missione Dart ha prodotto una grande quantità di sassi e rocce scagliate nello spazio a una velocità superiore quella della sonda. Questo è il risultato dello studio guidato dall’università del Maryland pubblicato su The Planetari Science Journal sull’analisi dei dati della missione della Nasa Dart secondo cui l’esplosione derivata dall’impatto con Dimorphos (un piccolo asteroide) ha originato una seconda spinta tale da alternarne l’orientamento. Cosa che di fatto introduce nuove variabili che gli scienziati devono prendere in considerazione per le future missioni come ad esempio la Hera dell’Agenzia spaziale europea attesa per il 2026 che studierà gli effetti a lungo termine dell’impatto nel sistema Didyos-Dimorphos.

La missione

Lanciata nel settembre del 2022 la Dart rappresenta il primo test mai effettuato prima in materia di deviazione di un corpo celeste tramite impatto cinetico: in questo caso Dimorphos, satellite dell’asteroide Didymos. Un successo immediato dopo l’impatto con la sonda che ha deviato la sua orbita passando da 11 ore e 54 minuti a 11 ore e 23 minuti, come confermato da osservatori terrestri.

Ma a tre anni dall’evento, nuovi dati mettono in luce una dinamica più complessa. Le immagini raccolte nei secondi immediatamente successivi all’impatto da LiciaCube il piccolo satellite italiano (realizzato dall’Agenzia spaziale italiana in collaborazione con Argotec e altre istituzioni nazionali), che accompagnava Dart, hanno mostrato che l’urto ha generato almeno 104 massi e frammenti rocciosi, proiettati nello spazio a velocità fino a 52 metri al secondo, circa tre volte quella della sonda. 

Lo studio ha messo in evidenza come in seguito all’impatto si siano formati due gruppi distinti di detriti. «Abbiamo effettivamente deviato un asteroide, ma non solo per via dell’impatto diretto», spiega Tony Farnham, primo autore dello studio sottolineando che «i massi espulsi hanno fornito una spinta aggiuntiva, quasi altrettanto potente dell’impatto stesso. Questo cambia profondamente il modo in cui dobbiamo modellare e pianificare future missioni di deviazione asteroidale». Secondo i ricercatori, l’azione dei detriti ha modificato anche l’orientamento rotazionale di Dimorphos, un fattore non previsto nei modelli iniziali. Alcuni dei frammenti osservati potrebbero essere stati prodotti addirittura prima dell’impatto vero e proprio, a seguito di un contatto con i pannelli solari della sonda Dart.

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