Roma, 20 Giugno 2025 – Un altro venerdì nero per migliaia di pendolari. Dopo quello del 16 giugno infatti oggi i lavoratori del settore dei trasporti incrociano le braccia per lo sciopero generale proclamato dai sindacati Cub, Sgb e Usb.
La protesta vede coinvolti anche bus e metropolitane in alcune Città come il caso di Milano dove scioperano anche i tram. Nella Capitale i disagi si aggiungono a quelli causati da alcuni lavori di manutenzione nei giorni precedenti sulla rete programmati da Rete ferroviaria italiana.
Le motivazioni
Tra le varie motivazioni che hanno spinto i lavoratori del settore dei trasporti a incrociare le braccia la questione inerente i salari e l’assenza di politiche sociali «a cominciare dall’emergenza abitativa e la mancanza di piani di sviluppo dell’edilizia popolare, per una seria riforma degli ammortizzatori sociali» spiegano i sindacati che evidenziano come manchino «politiche industriali capaci di superare la fase di forte conflittualità, innescando un processo di ulteriore de-industrializzazione e sfruttamento delle classi popolari e dei lavoratori; contro la scelta autoritaria in materia di leggi repressive del dissenso e del conflitto sociale; contro le morti sul lavoro; contro la legge “Sbarra” con cui il Governo tenta di scaricare sui lavoratori il rischio di impresa con gravi conseguenze su salari e condizioni di lavoro».
Chiedono «forti aumenti dei salari, delle pensioni, comprese le minime a 1.000 euro al mese e il superamento del sistema contributivo, così da permettere di recuperare il potere di acquisto eroso dall’inflazione, per l’approvazione di una misura di salario minimo non inferiore a 12 euro l’ora e per la reintroduzione di un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni all’andamento del costo della vita».
Non solo questioni inerenti il settore dei trasporti. I lavoratori infatti hanno deciso di far sentire la propria voce anche contro le guerre in Medio Oriente e quella tra Russia e Ucraina. In un comunicato pubblicato su Atm (Azienda trasporti milanesi) si parla di sciopero contro “il genocidio e la fornitura di armi a Israele e l’assenza di un intervento concreto per dissociarsi dagli orribili crimini perpetrati dal Governo di Israele; contro la guerra, l’economia di guerra e l’aumento delle spese militari, in aggiunta di 40 miliardi di euro già previsti per il triennio in corso”.