Veto Usa sulla risoluzione per il cessate il fuoco a Gaza

New York, 5 Giugno 2025 – La risoluzione sul cessate il fuoco a Gaza avanzata durante la riunione di sicurezza dell’Onu trova il veto degli Usa (unica contraria): bocciata nonostante 14 voti in favore.

 

A ufficializzare la decisione statunitense l’ambasciatrice Dorothy Shea, che nel corso del suo intervento, riprendendo quanto affermato in precedenza, sostiene che la decisione rappresenta «una condanna di accusa contro Hamas ma anche contro le stesse Nazioni Unite, per non aver definitoterroristal’organizzazione paramilitare palestinese». Inoltre sottolinea che Hamas e i terroristi non devono avere un futuro nella Striscia di Gaza e pone l’accento sulla deposizione delle armi da parte di Hamas che contestualmente deve lasciare Gaza.  «Negli ultimi mesi ha rifiutato molte proposte per il cessate il fuoco, incluso uno nel weekend che poteva dare vita a un percorso per la liberazione dei restanti 58 ostaggi».

Non solo, trovano spazio alcune critiche volte all’Onu, rea di premiare l’intransigenza di Hamas «che ha dato inizio al conflitto il 7 ottobre», con quello che definisce «il peggiore massacro di ebrei dall’Olocausto» e pertanto critica le mancate sanzioni adottate nei confronti dell’organizzazione terroristica. Non manca poi di sottolineare che per gli Usa Israele ha il «diritto a difendersi, incluso sconfiggere Hamas e assicurarsi che non siano più in condizione di minacciare Israele. Ogni risoluzione che mette a rischio la sicurezza del nostro stretto alleato non è un punto di partenza».

Tajani: «Dialogo aiuta anche i palestinesi»

Mentre fanno il giro del Mondo le immagini della disperazione della popolazione della Striscia di Gaza che tenta di raggiungere i depositi degli aiuti umanitari e le scioccanti dichiarazioni del primo ministro Benjamin Netanyahu dall’international Holocaust Remembrance Alliance di Gerusalemme dove nega la carestia del popolo palestinese, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani nel corso di un evento organizzato dal Messaggero nella Capitale, ha difeso la linea italiana sottolineando l’importanza del dialogo: «siamo amici di Israele e del popolo palestinese. Non c’è stata una missione in Israele che non sia accompagnata da una missione in Cisgiordania».

«Chiudere le relazioni diplomatiche, come chiede qualcuno dell’opposizione, significa che poi non c’è dialogo per portare a casa i bambini palestinesi. Senza  interlocuzione politica con Israele l’azione umanitaria è impossibile».

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