Roma, 1 Aprile 2025 – Quattro nuovi Pianeti rocciosi orbitano attorno alla stella di Barnard, la stella singola più vicina al Sole situata a circa sei anni luce dalla Terra. A rendere nota la scoperta un team internazionale di astronomi che ha confermato l’esistenza di questi pianeti dalle dimensioni sub-terrestri grazie all’utilizzo di tecniche molto avanzate e all’impiego di strumenti di spettroscopia di altissima precisione come il MAROON-X, uno spettrografo basato sulla velocità radiale in grado di rilevare Pianeti delle dimensioni della Terra nelle zone abitabili delle stelle nane, montato sul telescopio Gemini delle Hawaii e l’ESPRESSO (Echelle SPectrograph for Rocky Exoplanet and Stable Spectroscopic Observations) strumento di ultimissima generazione montato sul Very Large Telescope (VLT) in Cile, mettendo un punto all’annosa questione inerente la possibile esistenza di Pianeti intorno la stella di Barnard, spesso smentita.
Una sfida complessa
Rilevare Pianeti di dimensioni così ridotte nel pressi della stella di Barnard rappresenta una delle sfide più complesse dell’astrofisica moderna. Il metodo delle velocità radiali consente di individuarli analizzando le variazioni nella velocità di una stella causate dall’attrazione gravitazionale dei corpi in orbita. Tuttavia in questo caso le variazioni misurate sono estremamente deboli, tra 0.2 e 0.5 metri al secondo, mentre la stella stessa genera un “rumore” di fondo significativo, fino a 2 metri al secondo, dovuto alla propria attività magnetica.
Sebbene i Pianeti scoperti siano troppo vicini alla stella di Barnard per trovarsi nella zona abitabile, la loro individuazione costituisce un progresso significativo nella ricerca di mondi simili al nostro. Le nuove tecnologie di spettroscopia ne agevoleranno la scoperta di ancora più piccoli e in condizioni favorevoli alla vita.
Per questo si guarda con attenzione alla futura missione dell’Agenzia spaziale europea (Esa), Ariel, prevista nel 2029 e ai prossimi strumenti deputati alla ricerca di Pianeti simili alla Terra come il futuro telescopio spaziale della Nasa, Habitable Worlds Observatory (Hwo) e l’Extremely Large Telescope (ELT) dell’European Organisation for Astronomical Research in the Southern Hemisphere (Eso).