Ottawa, 13 Marzo 2025 – Inizia in un clima non proprio disteso il primo G7 a presidenza canadese che vedrà per due giorni i ministri degli Esteri di Canada, Italia, Francia, Gran Bretagna, Usa e altri Paesi dell’Unione europea concentrati, nella remota Città di La Malbaie in Quebec, su questioni delicate come la soluzione del conflitto in Ucraina e la relazione sui negoziati di Gedda, il conflitto in Medio Oriente, il piano ReArm a cui si aggiungono i delicati rapporti con gli Usa che hanno intrapreso una battaglia economica a suon di dazi contro molti dei Paesi presenti, rincarando la dose con misure economiche su alluminio e metalli che hanno scatenato la dura replica della Commissione europea.
Non solo, la riunione (che terminerà domani) vedrà poi una discussione su come rafforzare il formato G7 in occasione dei 50 anni dalla sua istituzione, e prevede alcune sessioni dedicate a Indopacifico, Americhe, Medio Oriente e Africa.
Questione Usa
Il tutto sotto la nuova guida politica di Mark Carney, eletto domenica e che giurerà a breve in sostituzione del dimissionario Justin Trudeau. Un G7 segnato dalle relazioni ai minimi storici grazie alle affermazioni di Trump che vorrebbe rendere il Canada il 51° Stato americano, parole spese anche per la Groenlandia. «Al G7 ci concentreremo su tutti questi aspetti. Questo è il tema dell’incontro. Non si tratta di un incontro su come conquistare il Canada» ha affermato ai giornalisti il segretario di Stato americano Marco Rubio in merito all’agenda del vertice, cercando di smorzare i toni, pur sottolineando come i legami tra Usa e Canada siano diventati “insoliti”.
Dal lato canadese invece Melanie Joly, ministro degli Esteri, si dice pronta a sollevare la questione dazi per attuare in maniera coordinata delle contromisure contro Washington.
Tajani: «G7 fondamentale per dossier internazionali»
«Il G7 è un formato essenziale per discutere tra alleati dei principali dossier internazionali» spiega il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, sottolineando l’importanza di mantenere l’unità tra partner per dare risposte e trovare soluzioni concrete alle diverse situazioni di crisi nel Mondo. In merito al ReArm, si dice positivo: «In futuro dovremo garantire la sicurezza dell’intera Europa, compresa l’Ucraina, ma sicurezza, e questo voglio dirlo in maniera molto chiara, non è la corsa alle armi: rinforzarla significa garantire il sistema dei trasporti, significa garantire la sicurezza dei confini. Significa garantire quella del Mediterraneo».