Roma, 4 Marzo 2025 – «Ci stiamo preparando per le prossime fasi della guerra della rinascita su sette fronti e non ci fermeremo finché non avremo raggiunto tutti gli obiettivi della vittoria: il ritorno a casa degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas; la distruzione della sua capacità militare e la garanzia che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele». Queste le dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu intervenuto al parlamento (Knesset) dopo aver deciso di bloccare l’ingresso nella Striscia di Gaza degli aiuti umanitari come risposta alla decisone di Hamas di rifiutare l’estensione del piano di pace Witkoff (che prende il nome dall’inviato Usa in Medio oriente che l’ha proposto) per prolungare la prima fase, scaduta il primo marzo, fino alla fine del Ramadan e della Pasqua ebraica.
Contestualmente un gruppo di manifestanti si è riunito sotto la residenza di Netanyahu a Gerusalemme per richiedere l’intervento del Governo affinché tutti gli ostaggi rimasti tornino a casa e si giunga alla fine del conflitto.
A rischio la seconda fase
Mentre si lavora per cercare di elaborare un nuovo accordo in vista della seconda fase e continua lo scambio di accuse dove Hamas afferma che Israele abbia volutamente lavorato al collasso dell’accordo su Gaza, il primo ministro sostiene di non averlo violato dichiarando che «non torneremo immediatamente in guerra» ritenendo allo stesso tempo di concordare con l’inviato di Trump, Steve Witkoff, sul fatto che le parti siano troppo distanti per passare a una seconda fase dell’intesa, cosa che mette a serio rischio i colloqui futuri.
Intanto Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e leader del partito Sionismo religioso appoggia pubblicamente il blocco di aiuti a Gaza ritenendo che questa «è solamente la prima mossa verso la giusta direzione». Prosegue ipotizzando come prossime mosse l’interruzione della rete idrica e dell’elettricità a Gaza «seguito da un massiccio attacco, letale e rapido che porterà alla conquista del territorio e all’incoraggiamento del piano Trump per la migrazione della popolazione».