Pronto il test sull’uniformità dell’Universo

 

Roma, 27 Febbraio 2025 – E se l’Universo non fosse esattamente come lo conosciamo e pertanto non rispettasse il nostro modello standard del principio cosmologico? Per rispondere a questa domanda alcuni scienziati dell’Università sudafricana di Western Cape si sono adoperati per realizzare un nuovo metodo di studio basato su test sullo sfruttamento delle osservazioni di strumenti avanzati quali Euclid, il telescopio spaziale dell’Agenzia spaziale europea (Esa) per predisporre una mappa 3D molto dettagliata dell’Universo.

Il principio cosmologico rappresenta ad oggi una pietra miliare della cosmologia e modella il modo in cui noi vediamo l’Universo e la nostra collocazione al suo interno: noi non ci troveremmo al centro dell’Universo e nemmeno ne esisterebbe uno vero e proprio di centro. Cosa però che con l’andare avanti della ricerca scientifica e delle tecnologie si è dovuto mettere in discussione in particolar modo dopo le recenti misurazioni e ricerche sul tasso di espansione dell’Universo che hanno fornito dati contrastanti (anomalie).

Per James Adam, ricercatore a capo della messa a punto del nuovo test il principio cosmologico, «è come una sorta di dichiarazione di estrema umiltà».

Il test

Proprio sull’analisi di queste anomalie si basa il nuovo modello di test del team sudafricano, grazie alle lenti gravitazionali deboli (utilizzate anche nelle ricerche sulla materia oscura), per evitare un effetto eccessivo della distorsione della luce. Queste infatti sfruttano un principio simile a quelle del telescopio Euclid che però monta lenti gravitazionali forti e hanno recentemente permesso di scoprire il rarissimo anello Einstein (deformazione della luce che proviene da una sorgente tipo una galassia e che prende la forma di un anello a causa proprio dell’effetto lente gravitazionale).

Un problema non da poco però viene proprio dal modello standard: se il test dovesse confermare tali anomalie, bisognerebbe apportare delle modifiche ma sarebbe un processo piuttosto complesso e articolato. Questo perché sebbene lo standard sia l’unico accettato ufficialmente, di modelli teorici alternativi ne esistono molti e non tutti sono accettati unitamente dalla comunità scientifica. Inoltre, una eventuale revisione dipenderebbe anche dall’entità delle anomalie verificate, come spiega James Adam sottolineando che potrebbe trattarsi anche di qualche semplice «aggiunta di termini».

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