Parigi, 18 Febbraio 2025 – «No all’invio di truppe di deterrenza dell’Ue, sarebbe una scelta complessa in particolar modo senza garanzie di sicurezza per l’Ucraina». Questo il pensiero del presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della riunione tenutasi a Parigi, conclusasi dopo oltre tre ore con forse più domande che risposte.
Parlando degli Usa Meloni avrebbe sottolineato che la sicurezza europea si fonda in un contesto euro–atlantico e bisogna ragionare concretamente su cosa possiamo fare per noi stessi e non cosa gli Usa possono fare per noi e pertanto l’appuntamento all’Eliseo non deve essere anti-Usa, ma motivo per giungere insieme verso una soluzione facendo ognuno la propria parte e invita a vagliare ogni ipotesi in campo per porre fine al conflitto in Ucraina.
Strategia comune
Il primo ministro polacco Donald Tusk, al termine della riunione, ha affermato come sia sotto gli occhi di tutti che i rapporti tra Europa e Usa sono entrati in una nuova fase e che si è reso ormai «assolutamente necessario prendere in considerazione l’aumento delle spese per la difesa». Inoltre ha sostenuto che non ci sono state delle decisioni vincolanti e ha invitato al coinvolgimento di tutti gli Alleati, Regno Unito compreso, per lavorare insieme a una strategia.
Il format organizzato da Macron ieri non sembra aver riscosso particolare successo, ma soprattutto potrebbe sollevare qualche dissapore da parte dei Paesi tagliati fuori, tanto che Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, ha precisato sui social che “questo è solo l’inizio” come a voler sottolineare il coinvolgimento futuro di tutti gli Alleati.
La questione truppe
«L’Europa non può accettare una pace imposta all’Ucraina, il Paese deve percorrere la via verso l’adesione all’Ue e difendere la propria democrazia e la sovranità. E non sono questioni negoziabili» ha dichiarato il cancelliere tedesco Olaf Scholz abbandonando per primo il vertice di Parigi per motivi interni, ponendo l’accento sulle misure necessarie per sostenere le spese e sulla divisiva questione sulle truppe di deterrenza, vero nodo gordiano, che spacca in due il vertice con Scholz, Meloni e lo spagnolo Pedro Sánchez che si dicono contrari, mentre Keir Starmer, il primo a dirsi pronto all’invio di un esercito, trova il sostegno della Svezia.