Bruxelles, 19 Gennaio 2025 – Cento osservatori dell’Unione europea saranno presenti in Kosovo il 9 febbraio per verificare il rispetto delle leggi durante le elezioni parlamentari, dato che la tensione nel Paese resta alta con la minoranza serba.
Un team monitorerà le elezioni, sottolineando «il continuo sostegno dell’Ue al Kosovo per rafforzare ulteriormente la sua governance democratica», ha dichiarato Nathalie Loiseau, membro francese del Parlamento europeo nominato capo della missione e ha aggiunto che le elezioni «mostreranno la pluralità del panorama politico del Kosovo».
Come si svolgono
In tutto, 27 gruppi politici correranno per 120 seggi in Parlamento. Sono circa 100mila gli elettori registrati all’estero che hanno già iniziato a votare per posta. La minoranza serba si è assicurata 10 seggi in Parlamento. L’etnia rappresenta circa il 2,3% degli 1,6 milioni di abitanti del Kosovo, secondo il censimento del 2024. I serbi hanno in gran parte boicottato il censimento e non hanno accettato le cifre, definendole troppo basse.
La Loiseau ha affermato che le elezioni si tengono «in un momento in cui le democrazie sono messe in discussione, a volte minacciate a livello globale, quindi l’importanza di averne una vivace in Kosovo non è mai stata così grande». Le forze di pace internazionali guidate dalla Nato, note come Kfor, che hanno aumentato la loro presenza nel Paese dopo le tensioni dello scorso anno, hanno dichiarato che la loro forza di 4.300 uomini sarà sostenuta da più di 200 truppe italiane durante il periodo elettorale.
Chiusure
Il 15 gennaio in varie località del Paese il Governo del Kosovo ha chiuso le istituzioni serbe, aggravando le tensioni con Belgrado. «Il tempo delle amministrazioni e delle istituzioni parallele della Serbia nella Repubblica del Kosovo è finito», ha affermato il ministro dell’interno kosovaro, Xhelal Sveçla, elencando le dieci località in cui sono avvenute le chiusure. «Non permetteremo alla Serbia di violare la nostra costituzione e lo stato di diritto». Inoltre ha aggiunto che la polizia ha chiuso anche alcuni uffici postali e fiscali serbi nel corso dell’operazione, condotta nel centro e nel sud del Paese.
La Serbia, che non ha mai riconosciuto l’indipendenza proclamata nel 2008 dalla sua ex provincia a maggioranza albanese, ha denunciato una “pericolosa escalation”. «È evidente che il primo ministro kosovaro, Albin Kurti, sta usando queste provocazioni per la sua campagna elettorale», ha dichiarato il ministro degli esteri serbo Marko Đurić, aggiungendo che «questa strategia minaccia la stabilità della Regione».