Livorno, 13 Gennaio 2025 – Dopo una lunga malattia scoperta due anni fa (l’amiloidosi, rara malattia neurodegenerativa), a 82 anni, è morto presso l’ospedale di Cecina Oliviero Toscani, uno dei fotografi più noti e apprezzati del nostro Paese, contraddistintosi per l’audacia dei suoi scatti e per aver rivoluzionato il mondo della comunicazione, vantando collaborazioni con firme importanti quali Benetton, Chanel, Prenatal e Fiorucci.
Lo scorso settembre aveva presenziato alla sua ultima mostra “Photography and Provocation” presso il Museum für Gestaltung di Zurigo.
A dare la notizia la famiglia tramite un comunicato stampa in cui la moglie Kirsti Toscani e i figli Lola, Rocco e Ali scrivono che “con immenso dolore diamo la notizia che oggi, 13 gennaio 2025, il nostro amatissimo Oliviero ha intrapreso il suo prossimo viaggio. Chiediamo cortesemente riservatezza e comprensione per questo momento che vorremmo affrontare nell’intimità della famiglia”.
«Non si sa quanto tempo resti da vivere, ma ho vissuto bene e non ho paura di morire. Certo che vivere così non mi interessa» aveva dichiarato al Corriere della Sera durante una intervista.
Carriera
Nato a Milano nel febbraio del 1942, Oliviero Toscani si laurea in editoria e grafica all’Università delle Arti di Zurigo e inizia a lavorare negli anni ’70 collaborando con diverse riviste italiane e non quali Vogue, Elle, GQ, Harper’s Bazaar, Esquire, Stern e Liberation e si avvicina al mondo della fotografia prendendo parte ad alcune campagne pubblicitarie per diverse case di moda come Chanel e Valentino. Per molti anni poi lavora per il Corriere della Sera, giornale dove aveva lavorato il padre e che pubblicò la sua primissima foto all’età di 16 anni.
Negli anni Novanta diventa molto noto in Italia per le sue campagne pubblicitarie molti forti e spesso discusse, in particolar modo con il marchio Benetton. Famoso lo scatto con i bambini di etnie diverse (all’epoca non comuni), il bacio tra una suora e un prete. E ancora lo scatto di un fondo schiena con la scritta “Chi mi ama mi segua” per il brand Jeans Jesus, che lo mise al centro di accuse di blasfemia. Nel corso della sua attività si dedicò anche a numerosi progetti come quello di Fabrica, un centro di ricerca di creatività nella comunicazione moderna, e si avvicinò anche all’editoria.