Damasco, 18 Dicembre 2024 – “Un processo politico equo e inclusivo che sia guidato dai siriani”. Queste sono le richieste avanzate dal consiglio di sicurezza dell’Onu dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad, diffuse attraverso una nota in cui l’Organizzazione sottolinea l’importanza di consentire ai siriani di “determinare il loro futuro”. Proprio per questo chiede che tutti i Paesi vicini non mettano in serio pericolo la stabilità della Siria.
Allo stesso tempo però Geir Pedersen, inviato speciale all’Onu per la Siria, sottolinea che il conflitto che sta interessando la Regione non è finito, nemmeno dopo Assad, e invita Israele «a porre fine a qualsiasi ostilità e attività di insediamento nel Golan siriano occupato. Nelle ultime settimane ci sono state ostilità significative, prima che fosse mediato un cessate il fuoco». Conclude ribadendo come la fine delle sanzioni aiuterebbe la Siria e sollevando non pochi timori in merito a una possibile escalation delle ostilità «che potrebbe avere risvolti catastrofici».
Kobane zona smilitarizzata
La richiesta dell’Onu giunge all’indomani del rinvenimento nel nord di Damasco di cinque fosse comuni, testimonianza degli orrori perpetrati dal regime di Assad. Qui, come affermato da Mouaz Moustafa, direttore dell’organizzazione non governativa Syrian Emergency Task Force con sede negli Usa, sono rinvenuti i resti di circa centomila corpi di vittime torturate e seviziate dal regime.
Mazlum Abdi, capo della milizia siriana a guida curda, sostenuta dagli Usa che hanno preso il controllo in Siria, suggerisce, scrivendo su X, di creare una zona demilitarizzata nell’ex Città di Kobane nel nord della Siria liberata tempo fa dal controllo dell’Isis. “Riaffermando il nostro fermo impegno per raggiungere un cessate il fuoco globale in tutto il Paese” – scrive – “annunciamo la nostra disponibilità a proporre la creazione di una zona demilitarizzata, con una ridistribuzione delle forze di sicurezza sotto la supervisione e la presenza americana”.