Siria, esecuzioni sommarie dei seguaci di Assad

Damasco, 11 Dicembre 2024 – Continua la guerra civile in Siria dopo la caduta del regime di Bashar Assad e la sua fuga verso un porto sicuro. I ribelli dopo aver distrutto e abbattuto diverse statue che rappresentano il presidente, hanno deciso di concentrarsi sugli aguzzini del rais. Li hanno prelevati dalle proprie abitazioni e nascondigli per poi trascinare quelli che una volta erano i mukhabarat, (agenti repressione governativa), in strada e giustiziarli con raffiche di mitra e colpi di pistola alla tempia.

 

Questo è quanto accaduto a Idlib, Hama, Homs, Damasco e Latakia roccaforte degli alawiti, molto vicini al regime di Assad. Altri esponenti hanno fatto una fine peggiore: legati e trascinati per le strade mentre la folla inferocita li prendeva a calci.

La furia dei ribelli

Diverse le foto e i video della situazione siriana: oltre quelli del bunker sotto l’abitazione del rais, altri mostrano diverse foto del deposto dittatore messe come un tappeto da calpestare davanti l’ingresso del tribunale in segno di sfregio e in molti segnalano linciaggi e esecuzioni in diverse parti della Siria ma sembra che chi ha preso adesso il controllo voglia le teste dei vertici del regime. tramite una nota infatti si dicono pronti a offrire “ricompense a chiunque fornisca informazioni sugli alti ufficiali dell’esercito e della sicurezza coinvolti in crimini di guerra”. Contestualmente il premier incaricato Muhammad Bashir, ha promesso che il suo nuovo Governo «scioglierà i servizi di sicurezza» del dissolto regime.

Jolani: «Il Paese non è pronto per un’altra guerra e non ci entrerà»

Mentre ieri si era tenuta la riunione straordinaria del Consiglio delle Nazioni Unite su quanto sta accadendo in Siria e su come intervenire per evitare il degenerare della situazione, il leader di Hayat Tahrir al Sham, Abu Mohammed al Jolani, intervistato da Sky News, si è rivolto alla comunità internazionale affermando che questa «non deve temere la Siria dopo il rovesciamento del regime di Bashar Al Assad», sottolineando che «questi timori, queste paure sono causate dal regime, ma sono inutili ora. Adesso il Paese sta andando verso lo sviluppo e la ricostruzione. Sta andando verso la stabilità. La gente è esausta per la guerra. Quindi il Paese non è pronto per un’altra guerra e non ci entrerà».

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