Budapest, 8 Novembre 2024 – «È importante che ci sia un approccio europeo, pur con le diversità dei singoli Stati membri» ha affermato Charles Michel, presidente del Consiglio europeo (al suo ultimo summit, dal 1° dicembre sarà sostituito dal portoghese Antonio Costa), che guida il vertice informale dei 27 in corso a Budapest, affiancato dal padrone di casa, il premier ungherese Viktor Orban.
Il Consiglio europeo, che oggi affronta il tema della competitività economica alla presenza di Mario Draghi, vede tra i leader ascoltati il presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni e il premier polacco Donald Tusk. Tra gli altri, sono presenti il presidente turco Recep TayypErdogan, il premier britannico Keir Starmer, il cancellerie tedesco Olaf Scholz, la appena confermata presidente moldava Maia Sandu, il presidente serbo Alexandr Vucic, il premier albanese Edi Rama, che ospiterà la sesta edizione della riunione. Tra i leader Ue manca Pedro Sanchez, per via delle alluvioni che hanno devastato la Spagna.
Immigrazione
«Abbiamo tutti capito che non abbiamo tempo da perdere. La storia è accelerata dalle elezioni americane. Un capitolo è chiuso. Il Mondo sta per cambiare. E cambierà più velocemente di prima, più velocemente di quanto pensassimo», ha dichiarato Orban. Pur ammettendo che vi sono opinioni divergenti, ha affermato che i leader concordano sulla necessità di «reagire ai risultati delle elezioni americane e a grandi cambiamenti. Siamo stati d’accordo sul fatto che abbiamo bisogno di pace il prima possibile in Europa e sul fatto che dovrebbe assumersi maggiori responsabilità per garantire la propria pace e sicurezza. Per dirla in parole povere, non possiamo aspettare che siano gli americani a proteggerci».
«Per fermare i migranti occorre ribellarsi ai giudici». Il leader ungherese lo dichiara quasi a sorpresa, in conferenza stampa, con a fianco il premier albanese Edi Rama, co-protagonista del contestato modello Albania sui rimpatri. «L’immigrazione sta facendo crollare i pilastri del nostro sistema istituzionale. Tutti sono insoddisfatti della situazione attuale e tutti vogliono un cambiamento. Oggi ho constatato che esiste un ostacolo all’intenzione di apportare cambiamenti nella sfera politica che dobbiamo abbattere. Si tratta del cosiddetto attivismo giudiziario. Non credo che potremo fermare la migrazione se non ci ribelliamo alle decisioni giudiziarie e ai regolamenti attualmente in vigore».