Albania, pronti i centri per i migranti Gjader e Shengjin

 

Tirana, 11 Ottobre 2024 – Dopo aver sforato di cinque mesi la data prevista per la fine dei lavori fissata inizialmente il 20 maggio, per motivi dovuti ad alcune problematiche di edificazione e urbanizzazione, i due centri per i migranti Gjader e Shengjin sono pronti e la loro apertura è prevista entro una settimana.

Le due strutture rappresentano il cuore dell’accordo (che ha valenza per 5 anni ma può essere prorogato) siglato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama lo scorso 6 novembre in merito al contrasto del traffico di esseri umani e per prevenire i flussi migratori irregolari, accogliendo di fatto esclusivamente coloro che necessitano della protezione internazionale. Grazie infatti al protocollo d’intesa, i migranti recuperati in mare saranno trasferiti nei due centri albanesi.

Due scopi

Gjader, realizzato su un ex terreno dell’Aeronautica militare in un locale fortemente degradato, ha 880 posti per i richiedenti asilo e un penitenziario con una ventina di posti, oltre a un muro di cinta e diversi sistemi di videosorveglianza. A garantire la sicurezza sarà la polizia italiana (essendo considerato sotto giurisdizione italiana), mentre a verificare che tutto sia nel pieno rispetto dei diritti dei rifugiati ci sarà il personale Unchr.

Shengjin invece, sarà dedicato interamente alle procedure di ingresso delle persone ricollocate in Albania per evitare il sovraffollamento dei centri italiani e potrà ospitare circa 200 persone il cui rimpatrio o meno sarà sottoposto alle verifiche del personale.

Piantedosi: «G7 valuta modello italiano»

Nonostante le critiche e le perplessità dovute soprattutto agli enormi costi per il mantenimento delle persone accolte in Albania, oltre a vitto, alloggio e cure mediche a carico dell’Italia (esperti parlano di 600 milioni di euro in 4/5 anni) e ad alcune criticità evidenziate dalla Corte europea in particolar modo per quanto riguarda la designazione di un Paese come “sicuro”,  il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a inizio mese aveva sottolineato come il piano italiano sia osservato dai Paesi del G7 con attenzione per valutarne la trasponibilità in altre realtà.

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