Scorie nucleari, ministero dell’Ambiente valuta tre depositi

 

Roma, 26 Settembre 2024 – «Mettere le scorie nucleari in tre depositi al Nord, al Centro e al Sud e lasciare all’estero, a pagamento, i rifiuti più radioattivi». Questa è la proposta messa in campo dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin ,avanzata nel corso di un suo intervento in un convegno di Confindustria sull’Energy Release tenutosi nella Capitale, per cercare di far fronte all’annoso problema inerente il nucleare e l’Italia.

«Tutti i giorni produciamo scorie nucleari a bassa e media intensità e in questo momento abbiamo 30 e più siti di stoccaggio» – sottolinea il ministro – «La cosa migliore sarebbe ridurli a uno. Altrimenti uno al Nord, uno al Centro e uno al Sud. È una valutazione da fare». Parlando invece del deposito geologico, scorie ad alta intensità radioattiva provenienti dalle centrali dismesse «possiamo lasciarle in Francia (attualmente le nostre scorie più radioattive sono stoccate anche nel Regno Unito, ndr) facendo pagare a vita anche i nostri figli, o trovare soluzioni diverse». Inoltre l‘Unione europea preme da tempo sull’Italia affinché trovi una soluzione sulla conservazione dei rifiuti pericolosi.

Procedura di valutazione impatto ambientale

Nonostante le pressioni dell’Ue e il secco “no” da parte dei Comuni italiani che non vogliono un deposito di scorie nucleari, seppur di materiale non ad alta pericolosità radioattiva, il ministro Pichetto Fratin ha sottolineato che la Sogin, società pubblica che si occupa dello smantellamento delle vecchie centrali nucleari, ha individuato 51 aree adatte alla realizzazione dei depositi (riportati nella Carta nazionale delle aree idonee Cnai) e che pertanto la procedura di valutazione di impatto ambientale prosegue nonostante i pareri contrari delle amministrazioni locali e il rifiuto che potrebbe incontrare nei tre territori selezionati nonostante, probabilmente, il ministero dell’Ambiente valuti la realizzazione di piccoli impianti ritenendoli più facilmente accettabili dalle Regioni. «L’Unione europea non ci dice di fare “un” deposito, ci dice che deve esserciildeposito dei rifiuti, in particolare per quelli a bassa e media intensità. In questo momento in Italia sono decine».

Attualmente le Regioni coinvolte nella valutazione sono Lazio, Puglia, Basilicata, Piemonte, Sicilia e Sardegna.

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