Roma, 25 Settembre 2024 – In un clima di tensioni nell’area Asia-Pacifico, intensificati anche dai test missilistici condotti dalla Corea del Nord nel Mar del Giappone, la Cina torna a far parlare di sé con il nuovo test di lancio di un missile balistico intercontinentale (Icbm) annunciato da Pechino come parte di un addestramento militare annuale e di routine e che non era diretto verso nessuno Paese o obiettivo. Dall’agenzia cinese Xinhua scrivono che le autorità locali hanno preventivamente avvisato i Paesi limitrofi del lancio. Gli Icbm sono missili con una gittata superiore ai 5.500 chilometri, che, come il Df-41 entrato in vigore nel 2017, potrebbero raggiungere gli Usa.
Solo lo scorso anno il Pentagono aveva richiamato l’attenzione sui progressi che la Cina continua a raggiungere in campo bellico sottolineando che Pechino ha già 500 testate nucleari e che entro il 2030 potrebbe averne mille. Attesa nei prossimi giorni l’incontro telefonico tra il presidente Xi Jinping e il suo corrispettivo americano Joe Biden.
Il test
Questa mattina, intorno alle 8:44 ore locali, la Rocket Force dell’Esercito popolare cinese ha lanciato il missile balistico intercontinentale che trasportava una finta testata nucleare ed è atterrato nel punto prestabilito dell’Oceano Pacifico, come sottolineano dal ministero della Difesa della Cina tramite una nota. Non era mai accaduto che Pechino dichiarasse apertamente di aver condotto un simile test. Inoltre ha sempre condotto i propri esperimenti nucleari sottoterra, eccezion fatta nel 1980 quando lanciò un DF-15 nel Pacifico meridionale per oltre 9mila chilometri. In quell’occasione i giornali locali riportarono una mappa dell’area del bersaglio formato al centro da un anello costituito dalle Isole Salomone, Tuvalu, Nauru, Isole Gilbert, Fiji, Nuove Ebridi e Samoa occidentale.
Il ministero della Difesa cinese inoltre ha sottolineato che il lancio avvenuto questa mattina “è perfettamente conforme al diritto internazionale” e ha ribadito di aderire alla politica del “no first use” cosa che dovrebbe garantire l’uso di missili balistici nucleari esclusivamente come mezzi di difesa e mai di attacco.