Hezbollah, nuovo attacco con esplosione walkie-talkie

Roma, 19 Settembre 2024 – Un nuovo cyberattacco colpisce gli uomini di Hezbollah: all’indomani delle esplosioni dei cercapersone, questa volta a mietere 14 decessi e 140 feriti il tutto il territorio del Libano sono i walkie-talkie (utilizzati dai miliziani per le comunicazioni più sicure e meno tracciabili) aumentando notevolmente la pressione sugli ospedali della Regione e in particolar su quello della Capitale. Secondo quanto riportato dall’agenzia libanese Nna le esplosioni avvenute per le strade, nei negozi e nelle abitazioni, hanno coinvolto anche alcuni pannelli solari e alcune macchine per le impronte digitali a Sidone.

 

Borrell: «Grave rischio di escalation»

Immediate le condanne da parte della comunità internazionale verso questo genere di cyber attacchi che aprono nuovi scenari totalmente diversi del conflitto, non più con armi “canoniche” ma con attacchi hacker, cosa già vista in passato e di recente nel conflitto russo ucraino. Dalle Nazioni Unite l’alto rappresentante per la politica estera europea, Josep Borrell, con un messaggio su X chiede l’intervento del commissario dei diritti umani, Volker Turk, affinché dia inizio a un’indagine indipendente per scovare i responsabili su quanto sta accadendo in Libano, sottolineando il rischio di una grave escalation con conseguenze incalcolabili, chiedendo per la Regione una “mobilitazione urgente”.

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres da New York dice no all’utilizzo di oggetti di uso comune come armi. «Fondamentale il controllo effettivo degli oggetti civili. Questa dovrebbe essere una regola che i Governi di tutto il Mondo dovrebbero attuare».

«Far esplodere questi ordigni» – prosegue – «sembra un attacco preventivo e questo può rappresentare un serio e reale rischio di una escalation regionale».

Hezbollah: «Sanguinosa vendetta»

Mentre sale l’attesa per il discorso di oggi pomeriggio del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah che affronterà gli ultimi sviluppi, alcuni funzionari, attribuendo ogni responsabilità a Israele e al Mossad che avrebbe modificato i dispositivi per attaccarli “in questa seconda ondata di operazioni di intelligenze iniziate martedì”, assicurano che la vendetta saràunica e sanguinosa”. Affermazioni condivise anche dal primo ministro libanese Najib Mikati che ha dichiarato: «Siamo in guerra, considerando ciò che vive il nostro popolo nel sud del Libano da 11 mesi».

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