Meloni: «Israele non cada nella trappola dell’escalation con il Libano»

Pechino, 30 luglio 2024 – «Israele non deve cadere nella trappola di una possibile escalation con il Libano, soprattutto adesso che sembravano esserci degli spiragli verso una tregua». Queste le parole del presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni in un incontro con la stampa al termine della sua visita in Cina dove ha incontrato il presidente Xi Jinping. «Sono in contatto con il ministro degli Esteri, con il Governo e con gli alleati» sottolinea il premier ricordando che in questa fase è molto importante riuscire a far passare messaggi che invitino alla moderazione.

 

Cina importante interlocutore

Per Meloni inoltre la Cina può giocare un ruolo fondamentale in termini di mediazione non solo nella crisi tra Mosca e Ucraina, ma anche in quella in Medio Oriente. «Grazie ai suoi rapporti con Teheran e Riad», infatti «Pechino può essere un valido interlocutore per normalizzare i rapporti tra Israele e i Paesi arabi evitando possibili escalation. Diversi soggetti regionali probabilmente puntano all’escalation poiché ogni volta ci si avvicina a un possibile cessate il fuoco, accade qualcosa di mina la stabilità» conclude sottolineando che per questo è importante che Israele non cada in una trappola.

Le altre questioni

Non solo la crisi in Medio Oriente, Meloni nel punto stampa con i media italiani ha affrontato diverse questioni come ad esempio il rapporto tra Russia e Cina, e la situazione a Bruxelles. Per quanto riguarda i rapporti tra Pechino e Mosca infatti ha ipotizzato che al momento la Cina non abbia alcuna convenienza nel sostenere la capacità industriale russa anche se non interviene in modo diretto, cosa che crea una frizione e auspica che il Paese faccia dei passi avanti verso la convivenza pacifica tra i popoli, come affermava ieri Xi Jinping nel corso dell’incontro istituzionale.

Parlando invece della situazione e dei rapporti con Bruxelles, il premier ha ribadito che al momento ci sono dei colloqui con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen (non votata da FdI) sia per quanto riguarda i due nomi che deve inviare alla presidenza, sia in merito al report sullo Stato di diritto che «non ha alcun esito negativo per l’Italia».

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