Washington, 24 luglio 2024 – Mentre negli Usa si fa sempre più vivo il dibattito politico, soprattutto dopo la nomina di Kamala Harris per i dem che succede al presidente Joe Biden e Donald Trump che si dice pronto al confronto ritenendola «un avversario facile da battere» e poco dopo l’attentato della Pennsylvania, oggi nella Capitale statunitense c’è attesa per l’intervento al Congresso Usa del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Un discorso di carattere storico alla ricerca di sostegno (soprattutto in materia di armamenti) nel conflitto tra Israele e Hamas.
«Dirò ai miei amici di entrambi gli schieramenti che, a prescindere da chi il popolo americano sceglierà come prossimo presidente, Israele rimane l’indispensabile e forte alleato dell’America in Medio Oriente» (parole condivise anche dal presidente della Camera Mike Johnson), rende noto Netanyahu attraverso un comunicato, sottolineando che cercherà «il sostegno bipartisan così fondamentale per Israele». Un discorso difficile dati i non pochi problemi del primo ministro israeliano in patria e le critiche di Washington per le numerose vittime civili causate da sette mesi di conflitto. Netanyahu è primo leader straniero a rivolgersi per quattro volte a una riunione congiunta delle due Camere Usa (più di Winston Churchill).
Assente Kamala Harris
Mentre domani è previsto un incontro con Joe Biden e Donald Trump, il leader israeliano avrà un colloquio separato con Kamala Harris che oggi non sarà presente al Congresso a causa di un viaggio già programmato. In molti però ipotizzano che l’assenza rappresenti un segnale forte lanciato a Israele in virtù di un probabile cambio di rotta di pensiero della vicepresidente rispetto alla politica dell’attuale presidente, in più occasioni infatti la Harris avrebbe richiesto il cessate il fuoco a Gaza.
Inoltre molti dei democratici hanno deciso di non presenziare al discorso come il senatore Dick Durbin, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez che lo ha definito «un criminale di guerra» e ancora i deputati Jan Schakowskty, Chris van Hollen e Cori Bush.
Sanders: «D’accordo con la sentenza della Corte Penale internazionale»
Assente anche il senatore Bernie Sanders che ieri nel corso di alcune dichiarazioni ha affermato di essere d’accordo con le accuse rivolte a Netanyahu dalla Corte Penale Internazionale e dalla Commissione indipendente dell’Onu che lo ritengono un criminale di guerra. «Le sue politiche a Gaza e in Cisgiordania e il suo rifiuto di sostenere una soluzione a due Stati dovrebbero essere condannate» afferma.