Roma, 25 Giugno 2024 – Dopo anni di studi e di ricerche finalmente gli scienziati hanno scoperto il segreto del sistema binario a raggi X noto come Cygnus X-3 o “Puzzle astronomico” che per la sua complessità ha messo a dura prova gli esperimenti condotti dagli anni ’70 per capire come riuscisse a brillare e affievolirsi in pochi giorni, per poi tornare a splendere (fatto insolito per questo genere di sistemi). Le Binarie X scoperte a centinaia nella nostra Galassia, sono sistemi composti da una stella normale e da un oggetto compatto, come ad esempio un buco nero, una stella in neutroni che prende materiale dalla compagna.
A svelare i misteri di Cygnus X-3 lo studio condotto dalla ricercatrice dell’Università finlandese di Turku, Alexandra Veledina in collaborazione con un team internazionale di ricercatori esperti in vari settori come Juri Poutanen, professore del Dipartimento di fisica e astronomia dell’Università di Los Angeles e dell’Università di Turku e gli italiani Francesco Orsini, Stefano Bianchi e Giorgio Matt astrofisici membri del team di IXPE (Imaging X-ray Polarimetry Explorer) del Dipartimento di matematica e fisica dell’Università degli Studi Roma Tre.
Sorgente ultraluminosa
Proprio grazie all’IXPE, l’osservatorio spaziale per misurare la polarizzazione dei raggi X nel Cosmo lanciato nel 2021 nell’ambito di un progetto che ha visto la collaborazione tra Nasa e Asi (Agenzia spaziale italiana) si è scoperto che Cygnus X-3 appartiene alla classe delle sorgenti di raggi X ultraluminosi (ULX). Infatti, consuma la materia a una velocità tale che gran parte di quella che cade nel buco nero è espulsa sotto forma di raggi X ultra luminosi. “Abbiamo trovato un’elevata polarizzazione lineare dei raggi X, pari a oltre il 20%, che non può essere spiegata con nessun modello applicabile alle altre sorgenti di questo tipo. Per questo ne abbiamo sviluppato uno apposito” spiegano gli scienziati coinvolti nello studio.
Bianchi: «Scoperta permetterà di studiare meglio questa classe di oggetti»
Mentre la prima studiosa Alexandra Veledina spiega che l’oggetto è circondato da un involucro di materia nera e molto densa, tanto che «la luce osservata è un riflesso delle pareti interne del gas che forma tale involucro», da Roma Tre Stefano Bianchi ritiene che la scoperta «permetterà di studiare con maggiore comprensione gli oggetti appartenenti a questa classe che generalmente si trovano in galassie lontane».